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Blocco dei licenziamenti, i dubbi del governo: quali sono i settori a rischio

Blocco dei licenziamenti, i dubbi del governo: dal primo luglio le aziende recupereranno la facoltà di troncare il rapporto di lavoro nelle forme legali

Il blocco dei licenziamenti sta per scadere

Blocco dei licenziamenti in scadenza, i dubbi del governo sull’opportunità o meno di prorogare la misura e i settori a rischio dal primo luglio. L’allentamento della stretta del covid sul paese ha rimesso sul tavolo le grandi questioni del lavoro e della ripresa economica.

Non solo, ma ha rimesso in gioco l’opportunità di tenere in piedi un provvedimento che l’Italia è stata il solo paese ad applicare: lo stop per legge alla possibilità di licenziare un lavoratore nelle more della pandemia e della crisi economica che il covid si è portato a traino. 

Blocco dei licenziamenti, i dubbi del governo su una misura che ora è divisoria

Il provvedimento porta la firma di Giueppe Conte e terminerà di avere valore a partire dal primo luglio, la proroga fino ad agosto era infatti saltata.

Il governo di Mario Draghi lo aveva già prorogato ma ora calo dei contagi e campagna vaccinale monstre hanno ridato vigore all’opportunità di mettere fine al legiferato. Legiferato che da un lato piace men che mai a Confindustria, dall’altro “piace” e molto, ai sindacati. Il governo Draghi sta in mezzo e vive una serie di dubbi che stanno attanagliando in particolare i ministri di Economia e Lavoro

Blocco dei licenziamenti, i dubbi del governo: i settori più esposti

La realtà empirica dice che il provvedimento non è prorogabile per sempre, una realtà altrettanto concreta dice che il mondo del lavoro in Italia è stratificato in settori, e che di quei settori alcuni sono pronti a ripartire senza dover tagliare ed altri hanno in carico operativo proprio i licenziamenti del personale in esubero. Da un lato dunque l’economia reale che rischia di restare “ingessata”, dall’altro le necessità di ancora troppe famiglie di non andare sul lastrico. I settori più esposti sono ristorazione, turismo, alberghi, trasporti, ingrosso e dettaglio non alimentare, poi c’è la moda. 

Blocco dei licenziamenti e dubbi del governo: quanti rischiano e quali soluzioni

Altri settori hanno accusato di meno il colpo o addirittura sono in crescita: filiera farmaceutica, commercio online industria agroalimentare. In spunta questi dati ce li mette il Rapporto Regionale PMI 2021, realizzato da Confindustria e Cerved, in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Una stima per difetto dice che i lavoratori che potrebbero perdere il loro impiego dal primo luglio sarebbero 70mila, anche se fino a poco tempo fa si parlava di quasi mezzo milione, e sono quasi tutti lavoratori dell’industria. Il governo sta perciò lavorando e in fretta su una prospettiva “compartimentata”, che preveda magari proroghe settore per settore del blocco, mettendo in cima alla lista anche quelli del tessile e la moda. 

Blocco dei licenziamenti, i dubbi del governo: il derby fra aziende e sindacati

I sindacati però picchiano duro e puntano il dito contro le aziende che cercano ovviamente a coniugare risparmio e fatturato. Il nodo su cui ruota tutta la questione e che mette l’esecutivo in una posizione delicatissima è quello della tempistica, come sottolineato anche dal sindaco di Milano in cerca di riconferma Beppe Sala . Rende bene l’idea il pressing sul tema del segretario generale della Cgil Maurizio Landini: “Il blocco dei licenziamenti è uno “dei temi che andrebbe affrontato perché pensare che dai primi di luglio in pandemia ancora aperta si possa tranquillamente andare a licenziare e non proteggere ancora il nostro sistema o trovare soluzioni più intelligenti sarebbe un errore grave”. 

Blocco dei licenziamenti, i dubbi del governo: cosa dice il ministro Franco

Ma i dubbi del governo riguardano anche il rovescio della medaglia. Che significa? Che si potrebbero mettere le briglie all’economia reale e con il Recovery già parzialmente “in circolo” senza che le paventate conseguenze dello sblocco dei licenziamenti siano poi così disastrose. Governo e Ufficio parlamentare di “bilancio escludono valanghe di senza lavoro dal primo luglio”. Il ministro dell’economia Daniele Franco ha affermato che “i recenti andamenti di produzione, fatturato e ordinativi lasciano in ogni caso presumere che questi datori di lavoro non dovrebbero avere né necessità né convenienza a grosse espulsioni di forze di lavoro”. ‘ultimo dubbio, anche del governo, sta tutto proprio in quel condizionale.

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