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Blue Monday: il 15 gennaio è il giorno più triste dell’anno
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Blue Monday: il 15 gennaio è il giorno più triste dell’anno

In Gran Bretagna ne sono convinti, ma è proprio vero che per noi occidentali il terzo lunedì di gennaio si può considerare il giorno più funesto?

E’ arrivato anche per il 2018 il momento del temuto Blue Monday, il giorno più infausto e triste di ogni annata, che non poteva che essere di lunedì e, secondo lo psicologo che per primo lo ha individuato, deve cadere in ogni annata all’inizio della terza settimana di gennaio.

Blue Monday

Il Blue Monday ha una storia relativamente breve: è stato, infatti, Cliff Arnall, studioso dell’Università di Cardiff nel Regno Unito ad eleggerlo a giornata da dimenticare a prescindere 17 anni fa, nel 2000.

Per sottolineare maggiormente la validità della sua teoria, che dovrebbe però valere solo per i paesi di cultura “occidentale”, Arnall ha messo a punto anche un’equazione, nella quale i valori rappresentati matematicamente sono la mancanza di denaro dopo le folli spese natalizie, il rigido clima invernale e la consapevolezza dell’inizio di un nuovo anno, ormai acquisita dopo più di due settimane dal capodanno, dove ci si rende conto che, nonostante le speranze ed i buoni propositi, probabilmente non cambierà assolutamente nulla nella propria quotidianità.

L’equazione appare così:

blue monday

Naturalmente, i valori sono mutuati dalle parole inglesi da cui prendono origine e, quindi, il meteo è la W di weather, T sta per time, nel senso di tempo trascorso dall’ormai lontano giorno di Natale, Q si riferisce alle aspettative che avevamo riposto nell’inizio dell’anno nuovo, N è il fatto di trovarsi di fronte a delle decisioni da prendere, M sta per motivational level, ovvero il livello di entusiasmo e convinzione che, in questa particolare giornata è ai minimi storici e, infine, D maiuscola sta per debito e d minuscola per stipendio e anche in Italia sappiamo bene che a metà gennaio la tredicesima è solo un lontano ricordo e arrivare a fine mese sarà un’impresa… La a, invece, dovrebbe rappresentare l’action, l’azione necessaria per non sprofondare completamente nel blues.

Ma quanto c’è di vero in tutto questo? Probabilmente poco o nulla! Nel 2005, infatti, il povero Arnall è stato sbugiardato dal The Guardian, celebre e serio quotidiano inglese, che aveva sottoposto la formula ad alcuni illustri matematici, che l’avevano bollata come insensata e ridicola, poiché non è possibile dimostrarla universalmente e non esistono delle unità di misura che rispecchino i concetti che vi vengono espressi.

L’Università di Cardiff, quindi, si è pubblicamente dissociata dallo “studio” dello psicologo in questione, soprattutto dopo che il giornale ha scoperto che Arnall aveva chiesto a degli accademici di sostenere la sua tesi a fronte di un compenso, nella convinzione che avrebbe potuto trarre successivamente dei profitti dalla sua “scoperta”, in grado di condizionare a tal punto le persone, soprattutto nella sua patria, da far aumentare il numero di assenze dal posto di lavoro in concomitanza del Blue Monday.

Se oggi vi sentite tristi ed abbattuti, quindi, dovreste cercare le ragioni in ben altro che un’equazione e, soprattutto, cercare di risollevare l’umore con una bella passeggiata all’aria aperta anche se fa freddo, vedere le persone che più amate, darvi allo shopping regalandovi qualcosa di piccolo, ma gratificante (se no i soldi vi finiscono davvero!) e pensare che, come diceva Rossella O’Hara, domani è un altro giorno e, quindi, anche su questo lunedì invernale calerà il tramonto!

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