> > Boia Isis confessione shock: "Ho stuprato più di 200 donne. E' normale"

Boia Isis confessione shock: "Ho stuprato più di 200 donne. E' normale"

Boia Isis confessione shock: "Ho stuprato più di 200 donne. E' normale"

Un miliziano dell'Isis, catturato dai curdi, confessa le atrocità compiute contro le donne yazide, trasformate in schiave sessuali. La confessione shock da parte del miliziano dello stato Islamico, Amar Hussein, riaccende i riflettori sugli orrori compiuti dall'Isis fino ad oggi e sul fenomeno del...

Un miliziano dell’Isis, catturato dai curdi, confessa le atrocità compiute contro le donne yazide, trasformate in schiave sessuali.

La confessione shock da parte del miliziano dello stato Islamico, Amar Hussein, riaccende i riflettori sugli orrori compiuti dall’Isis fino ad oggi e sul fenomeno della schiavitù sessuale ai danni delle prigioniere.

Durante il suo interrogatorio il giovane ragazzo di appena 21 anni, originario dello stato di Mosul, ha ammesso di aver abusato di 200 donne, appartenenti alla minoranza yazida del Kurdistan iracheno. A quanto emerge dalla testimonianza del prigioniero, ottenuta dall’agenzia di stampa Reuters, l’unica ad avere accesso alla sua cella, la pratica della violenza carnale era considerata normale.

I comandanti delle milizie locali non solo la tolleravano ma incitavano i loro soldati a praticarla fino a renderla una banale azione di guerra.

Durante la conquista del Nord dell’Iraq, Hussein racconta come, dopo aver conquistato una città, si dedicassero allo stupro sistematico casa per casa delle superstiti. Secondo quanto afferma il prigioniero, che non si mostra pentito dei suoi crimini, “ Era una necessità per i ragazzi“.

Accanto al racconto di questi fatti, nell’intervista con Reuters sono emerse altre pratiche comuni per i jihadisti come l’uccisione dei civili, attività Hussei ammette di aver imparato direttamente dai capi.

L’atto di massacrare i civili era divenuto parte integrante della sua vita di jihadista, arrivando ad eseguire decapitazioni ed esecuzioni ogni giorno fino a raggiungere sette/otto persone.

Questi fenomeni erano già emersi in un’altra inchiesta condotta dal New York Times nel 2015. Accanto agli stupri, utilizzati come atto di guerra, si registrò il fenomeno del mercato delle prigioniere come schiave sessuali.

I miliziani avevano il diritto di vendere le loro prigioniere secondo dei prezzi stabiliti dallo Stato Islamico: un bambino tra 1 e 9 anni poteva valere fino 165 dollari, un adolescente 124 mentre una donna adulta veniva venduta a 41 anni.

Questi dati sono stati raccolti grazie alle testimonianze di due superstiti del traffico sessuale perpetrato dall’Isis, Nadia Murad, giovane yazida ora ambasciatrice dell’Onu, e Lamiya Aji Bashar, vincitrice del premio Shakarov per la libertà di pensiero 2016. Entrambe hanno raccontato la loro vicenda personale al mondo, rivelando in maniera chiara le violenze subite dalle donne in questa guerra. Le loro testimonianze fanno parte delle prove raccolte durante gli anni del conflitto da diversi gruppi per i diritti umani come Human Right Watch e Amnesty International.

Per quanto riguarda il ragazzo, le forze della milizia curde che lo hanno catturato sono certi della sua colpevolezza. Tuttavia occorre quantificare con certezza il numero reale delle vittime. La testata Reuters che ha fatto conoscere la testimonianza del prigioniero al mondo afferma che non è possibile al momento verificare in modo indipendente le affermazioni del jihadista ma sono preziose in quanto costituiscono un altro fattore che mette in luce i crimini compiuti ogni giorno dallo Stato Islamico.

Attualmente risulta che almeno 150 donne e bambini di minoranza yazida sono stati liberati quando è stata sferrata l’offensiva per strappare il controllo dell’Isis su Mosul. Ma tra i prigionieri dello Stato Islamico si registrano ancora 2600 prigionieri yazidi, di cui la maggior parte sono donne e bambini.