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Collaboratrici non pagate, Boldrini attacca i giornali: “Macchina del fango”

Nel rigettare le accuse di non aver pagato adeguatamente le sue collaboratrici, Laura Boldrini ha detto di essere vittima della macchina del fango.

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Continua a tenere banco il caso di Laura Boldrini e delle sue ex collaboratrici apparentemente maltrattate o non adeguatamente pagate. Intervistata in proposito da La Repubblica, l’ex presidente della Camera ha rigettato tutte le accuse, accusando i giornali di destra di aver approfittato della situazione per orchestrare una vera e propria macchina del fango contro di lei.

L’articolo iniziale sulla vicenda è stato tuttavia pubblicato a firma di Selvaggia Lucarelli su Il Fatto Quotidiano.

Collaboratrici non pagate, Boldrini contro i media

Nel corso dell’intervista, Boldrini ha spiegato la vicenda della sua colf, la quale aveva affermato di non avere ricevuto la liquidazione dopo la fine del rapporto di lavoro: “No, non è vero. Lilia, con la quale ho avuto un rapporto sereno per otto anni, ha regolarmente ricevuto il trattamento di fine rapporto.

Restano da saldare gli scatti di anzianità maturati”. La politica ha poi aggiunto: “I calcoli per gli scatti di anzianità si sono rivelati complicatissimi. […] Da settembre la commercialista ha provato a contattare la funzionaria del Caf che si occupava della pratica, ma non è mai riuscita a rintracciarla. […] Sostiene di avere provato più volte, senza successo. È stato un periodo complicato per tutti. Però ammetto che sei mesi sono troppi.

Da qui, l’attacco alle testate giornalistiche di destra: “Questi giornali mi definiscono aguzzina, padrona, maschilista.

È una macchina del fango. Alla Camera anche alcune colleghe di destra mi hanno espresso solidarietà”.

L’ex presidente della Camera ha in seguito negato l’accusa secondo cui la sua ex assistente fosse costretta a lavorare in presenza nonostante alcune problematiche familiari: “È arrivato il Covid e da febbraio a maggio ha lavorato da casa, perché eravamo in zona rossa. Poi a maggio voleva lavorare ancora da casa, perché era insorto un problema con il figlio.

Le ho fatto presente che sarebbe stato complicato vista la complessità del lavoro da svolgere. Il mio ufficio ha ritmi serrati, avevo bisogno che fosse presente a Roma almeno alcuni giorni. Roberta ha capito. Abbiamo deciso di dividere le nostre strade. Ci siamo salutate con un abbraccio commosso”.

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