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Bologna vista da New York
Cronaca

Bologna vista da New York

Vivace, indipendente e sede della più antica università d’Europa, Bologna fa da contrappunto a città più famose e turistiche come Roma e Firenze. Circa 50 miglia a nord di Firenze, è famosa per la sua cucina e per i politici di sinistra. I mercati pieni di asparagi e fave, le vetrine che mettono in mostra il cibo e le osterie che servono pasta fresca con la firma della città, il ragù (conosciuto come Bolognese nel resto del mondo), sono motivi più che validi per rimanere. E poi opere d’arte come la chiesa di Santo Stefano e l’icona della città le due Torri. Effettivamente, più che in altre città del nord, i politici bolognesi rappresentano in qualche modo un motivo in più per visitarla – l’ultimo sindaco si è dimesso con l’accusa di aver speso denaro pubblico con la compagna, oggi i cittadini aspettano di vedere se il nuovo sindaco Virginio Merola manterrà la promessa di rimettere in ordine il centro storico – “.
Questo è solo l’incipit di “36 ore a Bologna“, un lungo articolo sulla Signora in grigio, nome d’arte del New York Times, che, nella sua rubrica “Turismo di Corsa“, ne da una descrizione entusiastica di città gaudente, ma impegnata.

Un interessante cenno alla guida politica di sinistra accanto all’accattivante guida turistica che va dall’apologia dei portici, ai musei, i pittori, il ghetto, gli hotel e ovviamente osterie, caffè e ristoranti etnici con un accento più che persuasivo sul cibo…
Da leggere.

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