Boom di 'sbattezzati': in 50mila hanno abbandonato la Chiesa
Boom di ‘sbattezzati’: in 50mila hanno abbandonato la Chiesa
Cronaca

Boom di ‘sbattezzati’: in 50mila hanno abbandonato la Chiesa

sbattezzati

Nel 2016 l'Uaar rivelava il trend crescente di sbattezzati, persone che decidono "formalmente" di non voler far più parte della Chiesa cattolica.

Nel maggio 2016 l’Uaar rivelava che si era arrivati a sfiorare la soglia di 50mila sbattezzati, ovvero persone che chiedono alle autorità ecclesiastiche di annotare la loro volontà di non far più parte della Chiesa cattolica. Sette anni prima, nel 2009, Papa Benedetto XVI modificava nel Motu Proprio “Omnium in Mente” alcuni codici del Diritto Canonico che coinvolgono anche i fedeli “separati dalla Chiesa con ‘atto formale'”.

Secolarizzazione e sbattezzati

Meno nascite, meno battesimi, più sbattezzati. I dati diffusi due anni fa dall’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) sono drammatici, e confermano la secolarizzazione che pervade l’Europa e la società tutta. Una “minaccia”, come l’ha definita Papa Benedetto XVI, sia “esterna per i credenti” ma che “si manifesta già da tempo in seno alla Chiesa stessa”. “La secolarizzazione – spiegava Ratzinger -, che si presenta nelle culture come impostazione del mondo e dell’umanità senza riferimento alla Trascendenza, invade ogni aspetto della vita quotidiana e sviluppa una mentalità in cui Dio è di fatto assente, in tutto o in parte, dall’esistenza e dalla coscienza umana”.

Non stupisce quindi come negli ultimi anni ci sia stato un “vero e proprio record di richieste di ‘sbattezzo‘”, come rivelava nel maggio 2016 all’Adnkronos Adele Orioli, portavoce dell’Uaar.

Gli ultimi dati, quindi, risalgono al 2015 e in questo periodo di tempo non è chiaro se il trend si sia o meno modificato. L’Uaar sottolineava comunque che “dagli esordi con 10-15mila richieste di sbattezzo si è arrivati oggi a sfiorare la soglia dei 50mila”. Orioli specificava che i picchi erano causati da “singoli avvenimenti”, come il caso Vatileaks, gli scandali legati alla pedofilia e ancora prima alla vicenda di Eluana Englaro.

“Ma il trend che denota la disaffezione alla Chiesa è dato anche da una voglia di recuperare un’identità senza imposizioni” aggiungeva la portavoce dell’Uaar. “In questo contesto culturale – avvertiva già nel 2008 Benedetto XVI – c’è il rischio di cadere in un’atrofia spirituale e in un vuoto del cuore, caratterizzati talvolta da forme surrogate di appartenenza religiosa e di vago spiritualismo”.

Motu proprio di Benedetto XVI

Nell’ottobre 2009, Benedetto XVI ha quindi promulgato il Motu Proprio “Omnium in Mente” nel quale si modificano anche tre Codici del Diritto Canonico che, indirettamente, coinvolgono gli “sbattezzati”. “Sembra avere come conseguenza più immediata che lo sbattezzato non avrà più diritto ad accedere al cosiddetto matrimonio misto: non potrà cioè più sposarsi in chiesa ‘da ateo’ con un partner cattolico” commentava infatti l’Uaar. “L’introduzione del divieto – aggiungeva – sembra dunque rappresentare un tentativo di frenare l’imponente crescita numerica delle apostasie“.

Ciò, come si è visto, non pare aver frenato la voglia di sbattezzarsi ma con il Motu Proprio, almeno, il Sommo Pontefice ha chiarito che “è invalido il matrimonio tra due persone, di cui una sia battezzata nella Chiesa cattolica o in essa accolta, e l’altra non battezzata”. Fino al Motu Proprio, il Codice di Diritto Canonico stabiliva che “i fedeli, i quali si sono separati dalla Chiesa con ‘atto formale’, non sono tenuti alle leggi ecclesiastiche relative alla forma canonica del matrimonio, alla dispensa dall’impedimento di disparità di culto e alla licenza richiesta per i matrimoni misti”, come veniva spiegato nella lettera apostolica firmata da Benedetto XVI.

“La ragione e il fine di questa eccezione alla norma generale del can. 11 aveva lo scopo di evitare che i matrimoni contratti da quei fedeli fossero nulli per difetto di forma, oppure per impedimento di disparità di culto. – si precisava – Tuttavia, l’esperienza di questi anni ha mostrato, al contrario, che questa nuova legge ha generato non pochi problemi pastorali“. Da qui la necessità di modificare gli articoli.

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