Botteghe Storiche Addio (?) - Notizie.it
Botteghe Storiche Addio (?)
Firenze

Botteghe Storiche Addio (?)

Casa dei tessuti in Via dei Pecori

Belle le facce dei vecchi bottegai di Firenze, belli al fianco dei loro figli che hanno voluto conservare la memoria storica di quelle attività di famiglia che spesso sono state ancor prima dei nonni.
Antiche mercerie, librerie, gallerie d’arte che a volte hanno anche più di cent’anni e che oggi rischiano seriamente di scomparire, anzi, come dicono i proprietari di morire. Sì perché quando la chiusura è un evento ineluttabile che procede spedito senza che tu possa più farci niente, dopo aver lottato e lottato duramente, è come assistere alla morte di un caro congiunto, è la fine di un’esistenza perché certe botteghe sono esistite per davvero, hanno vissuto letteralmente in mezzo alla gente fiorentina lungo generazioni e generazioni.
Da quarant’anni esiste a Firenze l’associazione dei titolari dei negozi storici fiorentini e sono ben 235, iscritti in un vero e proprio albo di categoria riconosciuto dal Comune. Per celebrare i quattro decenni di presenza dell’associazione, Confesercenti ha organizzato un convegno al quale erano presenti oltre a una cinquantina di iscritti, il vice presidente della Confesercenti fiorentina Santino Cannamela, Riccardo Bartolini della Commissione comunale esercizi storici ed il presidente del consiglio comunale Eugenio Giani.
I nostri negozi sono un museo vivo – hanno detto i commercianti – e i turisti vengono a Firenze non solo per vedere gli affreschi di Palazzo vecchio, ma per godere dello spettacolo delle nostre vecchie botteghe e dei prodotti elaborati nei secoli dai nostri artigiani.

Ancora: le scuole dovrebbero portare i ragazzi nei nostri negozi per imparare l’ordito, il dipanarsi della storia e della vita della città.
Le minacce alla sopravvivenza delle nostre botteghe sono molteplici ma di una sola natura: quella economica. Tasse e gabelle cui i negozianti non riescono più a far fronte, talvolta assurde come le multe a ripetizione elevate nei confronti della signora Vanna Casati di Caffè e latte in Via degli Alfani, macelleria dal 1850 e latteria dal 1920. La Asl pretende il doppio gabinetto e una canna fumaria ma non c’è possibilità di modificare la struttura del locale, il proprietario le ha raddoppiato l’affitto ed offerto una proroga per soli due anni. E poi? Questa è la situazione che accomuna un po’ tutti e alla quale sembra non potersi porre rimedio.
Ma un’altra minaccia, silenziosa ma feroce quanto veloce nella capacità di azione incombe sulle nostre botteghe e quartieri.

Quella delle organizzazioni cinesi che avrebbero in testa una sola cosa, quella di impadronirsi di case, fondi commerciali, interi quartieri. Utilizzano un metodo infallibele, tanto più semplice quanto efficace: acquistano in contanti beni immobili a cifre astronomiche fino ad ottenere la proprietà di beni adiacenti l’uno all’altro in modo da creare una cintura fisica in grado di strangolare chi lì ci sopravviveva. Chi rimane prima o poi decide di fuggire, di spostarsi ma essendo ormai diventata notevolissima la presenza dei commercianti orientali, nessuno ha più voglia di acquistare nei paraggi cosi i proprietari sono costretti a svendere e per quattro soldi i cinesi acquistano il rimanente. Geniale.
Eppure l’impressione che se ne ricava da tutto questo è che, se anche su barche diverse, bottegai fiorentini e commercianti cinesi sembrano navigare lo stesso mare. Il mare della tempesta economica.

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