Brasile: negata libertà provvisoria all'ex presidente Lula
Brasile: negata libertà provvisoria all’ex presidente Lula
Esteri

Brasile: negata libertà provvisoria all’ex presidente Lula

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E' stato condannato a 12 di detenzione l'ex presidente del Brasile Lula da Silva, accusato di corruzione passiva e reciclaggio.

Finirà probabilmente in carcere l’ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, accusato di corruzione e reciclaggio. Il politico, tuttavia, ha ancora una possibilità per non finire dietro le sbarre: fare ricorso al Tribunale federale della IV regione, lo stesso che lo ha condannato a 12 anni e 1 mese di carcere, per la contestazione di alcuni aspetti giuridici legati alle motivazioni della sentenza.

La condanna del Presidente Lula

La richiesta di habeas corpus presentata dalla difesa dell’ex presidente del Brasile è stata respinta a maggioranza dal Tribunale Supremo Federale, che ha negato all’imputato la libertà provvisoria. Gli undici consiglieri del massimo organo giuridico dello Stato hanno dibattuto per oltre dieci ore prima di arrivare al verdetto. Sei di loro si sono espressi contro la domanda, cinque a favore. Il colpo decisivo per Lula è stato inflitto da Rosa Weber, lo stesso alto magistrato che si era sempre espresso contro la proposta di far scontare la condanna in carcere dopo il verdetto di secondo grado.

Il voto di parità è stato superato da quello di Carmen Lucia, da sempre sostenitrice dell’esecuzione della pena dopo il giudizio di appello.

Il presidente del Tribunale Supremo ha pronunciato in aula i principi fondamentali del Diritto di ogni moderna democrazia, dalla presunzione di innocenza al diritto costituzionale di garantire la libertà fino all’ultima istanza di giudizio.

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La discussione all’interno dell’aula del TSF ha visto momenti di alta tensione emotiva e di contrasti per decidere il destino di un uomo molto amato a livello internazionale. La figura del tanto stimato presidente è crollata davanti alla doppia condanna per corruzione passiva e reciclaggio di denaro.

L’ultima carta che Lula potrebbe giocarsi sarebbe un ricorso al Tribunale federale della IV regione, lo stesso ad averlo condannato a 12 anni e 1 mese di reclusione. I legali del presidente contestano infatti alcuni aspetti giuridici legati al motivo della sentenza, affermando che il giudizio di appello sia stato corrotto da determinati problemi di forma. Se farà ricorso, Lula potrà non essere scortato in carcere almeno fino al 10 aprile 2018.

Entro la mezzanotte di quel giorno, infatti, il collegio degli avvocati del presidente di sinistra potrà presentare le motivazioni del ricorso.

Se Lula dovesse finire dietro le sbarre, nulla gli impedirà tuttavia di candidarsi nuovamente a presidente. La possibilità di fare campagna elettorale gli sarà negata soltanto se il Tribunale Supremo Federale applicherà la Clean Sheet Act, la legge che vieta la candidatura per tutti i condannati in secondo grado.

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