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Brusca, Santino Di Matteo: “Sciolse mio figlio nell’acido, se lo vedo non so cosa succede”

Santino Di Matteo, padre del bimbo che Giovanni Brusca ordinò di sciogliere nell'acido, manifesta tutta la sua rabbia per la liberazione del mafioso.

Santino Di Matteo Brusca

Il pentito Santino Di Matteo non riesce a tollerare che Giovanni Brusca sia stato rimesso in libertà: parlando da una località segreta al Corriere della Sera, l’uomo a cui il mafioso ha rapito il figlio per poi scioglierlo nell’acido non si capacita di come “dopo trent’anni vado ai processi per dire quello che so ma poi lo stesso Stato si lascia fregare da un imbroglione e da un depistatore“.

Santino di Matteo su Giovanni Brusca

Da collaboratore di giustizia, Di Matteo non riesce a trovare le parole per spiegare la sua amarezza. È infatti passato meno di un anno dalla liberazione di un carceriere del figlio e “tutti i sorveglianti e gli aguzzini della mia creatura sono liberi“, ora anche chi organizzò e decise tutto. A sua detta la legge non può essere uguale per queste persone perché “non fa parte dell’umanità“.

Oltre a suo figlio, Brusca ha infatti ucciso anche una ragazza incinta di 23 anni, Antonella Bonomo, dopo aver torturato il fidanzato.

Santino di Matteo su Giovanni Brusca: “Doveva morire in carcere”

A chi gli obietta che dopo 29 anni i magistrati ritengono possa essere cambiato, lui ha replicato che “si fanno prendere per i fondelli e Brusca avrebbe dovuto morire in carcere cone il suo ‘parrino’ Riina“. Perché se esce, si è chiesto Di Matteo, che giustizia è? Secondo lui, ha continuato, finirà che giornali e televisioni ne parleranno per due giorni ma poi tornerà il silenzio e “quel mascalzone si godrà la libertà“.

Santino di Matteo su Giovanni Brusca: “Che cavolo di Stato è questo?”

Due anni fa, ha ricordato il padre di Giuseppe, il presidente della Cassazione bloccò tutto e disse che Brusca avrebbe dovuto stare in carcere. E Tina Montinaro, la vedova del caposcorta di Falcone, tuonò che non doveva accadere ciò che sta succedendo ora: “Che cavolo di Stato è questo?“. Ciò che si dimentica in questa storia, ha continuato, è che “‘u verru, cioè il maiale, come chiamavano Brusca, conosceva Giuseppe, mio figlio, da bambino. Ci giocava insieme con la play station. Eppure l’ha fatto sciogliere nell’acido“.

Mentre lui, ha concluso, non potrà nemmeno piangere il figlio su una tomba, Brusca potrà farsi una passeggiata, magari ad Altofonte o in un caffè davanti al Teatro Massimo di Palermo: “Mi auguro di non incontrarlo mai, come chiedo al Signore. Se dovesse succedere, non so che cosa potrebbe accadere“.

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