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Cambio al vertice di Google: Larry Page sostituisce Eric Schmidt

La decisione è di giovedì 20 gennaio: l’amministratore delegato Eric Schmidt diventerà presidente esecutivo, sostituito dal cofondatore Larry Page. La decisione avrà effetti pratici a partire dal prossimo 4 aprile. Il terzo cofondatore, Serghej Brin, si concentrerà sui progetti strategici e i nuovi prodotti.

Entrambi sembrano soddisfatti della novità: Schmidt afferma “Abbiamo parlato a lungo di come poter semplificare al meglio la nostra struttura di management e di come velocizzare il processo decisionale … Larry è pronto e sono contento di poter lavorare sia con lui che con Sergey ancora per molto tempo”. Page risponde: “Eric ha fatto un lavoro fantastico nel guidare Google nell’ultimo decennio, i risultati parlano da soli. Non c’é amministratore delegato al mondo che avrebbe potuto tenere i fondatori della società così coinvolti e allo stesso tempo gestirla in modo così brillante.

Eric è un fantastico leader e da lui ho imparato molto. I suoi consigli saranno inestimabili quando inizierò il nuovo ruolo”.

Lo stesso giorno Google ha pubblicato i dati di bilancio relativi al quarto trimestre del 2010: un utile netto in aumento del 29 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009. I ricavi si sono attestati a 8,44 miliardi di dollari, una cifra ben al di sopra delle aspettative degli analisti.

Google nacque nel 1998 da un’idea dei due ex studenti di Stanford Page e Brin; ma Page era inizialmente considerato troppo inesperto per guidare la compagnia, che ormai è diventata tra le maggiori al mondo. Il vero “cervello” di Google, Larry Page, può finalmente esprimere la sua creatività abbinandola alle capacità manageriali acquisite in questi anni.
Il motivo del cambio di ruoli potrebbe consistere nel desiderio di dare maggiore slancio ed energia nella competizione con il rivale Facebook oltre a esplorare nuovi campi: il 55enne Schmidt dà fiducia al 37enne Larry Page, con una strategia tipica della Silicon Valley e, ahimè, poco nota da questa parte dell’Oceano.

La culla mondiale delle innovazioni tecnologiche ed economiche dà largo spazio e molta fiducia ai giovani imprenditori, “mandando in pensione” vecchi top manager.

Google teme la “sindrome Microsoft”: il leader dell’informatica mantenne creatività e grinta per un’intera generazione, ma via via che il teenager Bill Gates si è allontanato dalla missione imprenditoriale e dalla giovane età, l’azienda si è burocratizzata, e ha perso l’energia e l’estro, oltre alla capacità di attirare i migliori giovani talenti. Facebook, in mano a Mark Zuckerberg, è un’ombra costante nelle menti dei fondatori di Google: la compagnia è stata valutata 50 miliardi di dollari, ma il 26enne sta rinviando il momento di quotarsi in Borsa. Pochi giorni fa il ragazzino ha anche rimproverato i top manager della Goldman Sachs: la banca aveva convinto Zuckerberg ad affidarle un piccolo pre-collocamento per 1,5 miliardi di dollari, ma ha poi combinato un disastro, mostrando operazioni opache, poco affidabili, tanto da rischiare un’inchiesta della Securities and Exchange Commission (Sec), l’organo di vigilanza per i mercati finanziari.

La competizione tra Google e Facebook non si sviluppa sui profitti, ma sui giovani talenti: il timore è che se l’altra azienda viene riconosciuta come migliore dimora della creatività giovanile, i migliori andranno da lei.
Una preoccupazione che dovrebbe riguardare anche l’Italia, dove invece sembra si faccia di tutto per far restare saldamente ancorati alle loro “poltrone” stantii barbuti, che hanno perso talento e creatività da decenni.

Un piccolo esempio? Tre ragazzi milanesi con il pallino dell’informatica sono riusciti a ottenere un finanziamento di 100mila dollari dagli investitori di YouTube, dopo anni di inutili porta-a-porta a Milano. Augusto Marietti, Marco Palladino e Michele Zonca hanno rispettivamente 22, 21 e 28 anni. Descrivono cos= la loro esperienza «Già nel 2008 abbiamo iniziato a cercare i finanziamenti, ma abbiamo avuto in cambio solo parole . Ogni volta il refrain era lo stesso: avete solo 19 anni. Quello che doveva essere un punto a favore era visto come un ostacolo». «Spendevamo 350 euro di affitto al mese. Siamo partiti con tre computer e una grande lavagna. E nel tempo libero cercavamo investitori o clienti». I tre ragazzi hanno anche scritto una lettera sul sito Tagliablog: «Cara Italia, se vuoi cambiare devi investire sui giovani, ma non come dicono i politici in tv. Ci devi investire veramente… Sono loro i primi che usano nuovi prodotti e sono i primi ad accorgersi dei nuovi problemi e creare quindi soluzioni. Tu sei un Paese pieno di persone che inventano tecnologie, ma la tecnologia da sola non serve a niente, diventa innovazione quando viene applicata sulla massa e il mondo è pieno di tecnologie potenti che non sono andate da nessuna parte. Buongiorno America, grazie di credere in noi. E nella nostra vision». Finalmente, la scorsa primavera si sono fatti coraggio e sono partiti per la California: «Siamo andati a dormire in motel come nei film-, mangiavamo riso e fagioli per risparmiare. A turno uno di noi andava agli appuntamenti delle principali rassegne tecnologiche americane, fino a che non abbiamo incontrato, alla Entrepreneurship Week gli investor di YouTube, che hanno subito creduto in noi. Gli abbiamo raccontato il nostro progetto seduti su una panchina: anni di lavoro compressi in cinque minuti. Al secondo appuntamento «Gli investitori di YouTube sono venuti nella nostra stanza, che condividevamo con altri due ragazzi, e si sono seduti sul letto gonfiabile di Michele e noi non credevamo ai nostri occhi. Abbiamo capito che quello che contava era la nostra idea perché in quel momento eravamo come loro, senza differenze”.

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