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Cancro seno metastatico, 2 molecole riducono rischio progressione malattia

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Roma, 9 dic. (Adnkronos Salute) - Due nuove molecole, capivasertib e camizestrant, migliorano la sopravvivenza libera da progressione in pazienti con carcinoma della mammella metastatico già trattato con terapia ormonale. Lo dimostrano i risultati degli studi Serena-2 e CAPItello-291 presenta...

Roma, 9 dic.

(Adnkronos Salute) – Due nuove molecole, capivasertib e camizestrant, migliorano la sopravvivenza libera da progressione in pazienti con carcinoma della mammella metastatico già trattato con terapia ormonale. Lo dimostrano i risultati degli studi Serena-2 e CAPItello-291 presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS), il più importante congresso internazionale sul tumore al seno, in corso fino al 10 dicembre.

“Il carcinoma della mammella è il tumore più diffuso nella popolazione femminile, con 2,3 milioni di casi stimati nel 2020 in tutto il mondo – afferma Saverio Cinieri, presidente Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) -.

Circa il 70% è costituito dal sottotipo positivo per recettori ormonali (Hr+) e con bassa espressione della proteina Her2 (Her2-low) o Her2 negativo. Le terapie ormonali sono abitualmente utilizzate per il trattamento del carcinoma della mammella Hr+. Tuttavia, queste pazienti sviluppano spesso resistenza alle terapie ormonali attualmente disponibili per la malattia avanzata e vanno incontro a progressione di malattia. Da qui la necessità urgente di nuove cure. Capivasertib e camizestrant hanno il potenziale per rispondere a questo forte bisogno clinico”.

Nello studio di fase IIICAPItello-291, l’inibitore selettivo di AKT capivasertib in combinazione con fulvestrant – dettaglia una nota – ha determinato un miglioramento clinicamente rilevante e statisticamente significativo della sopravvivenza libera da progressione (Pfs) rispetto a placebo più fulvestrant in pazienti con tumore al seno localmente avanzato o metastatico positivo per i recettori ormonali (Hr+), con bassa espressione di Her2 (Her2-low) o Her2 negativo, che hanno sviluppato una recidiva o progressione di malattia durante o dopo terapia endocrina (con o senza inibitore di CDK4/6).

I risultati mostrano come capivasertib in combinazione con fulvestrant riduca del 40% il rischio di progressione di malattia o morte rispetto a placebo più fulvestrant nella popolazione globale dello studio. Nel sottogruppo con alterazioni dei biomarcatori coinvolti nel pathway di AKT (PI3K/AKT/PTEN), la combinazione capivasertib più fulvestrant ha ridotto il rischio di progressione di malattia o morte del 50% rispetto a placebo più fulvestrant. Le alterazioni del pathway PI3K/AKT/PTEN sono frequenti nel tumour al seno, colpendo circa il 50% dei pazienti con malattia metastatica Hr-positiva e Her2-negativa.

“I dati dello studio CAPItello-291, che ha coinvolto 708 pazienti – spiega Alberto Zambelli, professore associato di Oncologia medica all'Humanitas University di Milano – dimostrano che capivasertib rappresenta una nuova e importante opzione terapeutica, potenzialmente capace di cambiare l’attuale pratica clinica nel trattamento delle pazienti affette da carcinoma della mammella in fase avanzata Hr-positivo/Her2-negativo. In particolare, capivasertib, ‘first-in-class’ tra gli inibitori selettivi di AKT, ha dimostrato di ritardare la progressione di malattia in pazienti che avevano fallito una precedente terapia di combinazione anti-estrogenica + inibitori di CDK4/6”.

Nello studio di fase II Serena-2 – prosegue la nota – in pazienti in post-menopausa con tumore al seno localmente avanzato o metastatico con positività al recettore per gli estrogeni (ER+), precedentemente trattati con terapia endocrina nel setting avanzato, camizestrant, un potente Serd orale di nuova generazione, ha ridotto significativamente il rischio di progressione di malattia o morte del 42% al dosaggio di 75mg e del 33% al dosaggio di 150mg rispetto a fulvestrant, attuale standard di cura come Serd.

"Questi dati costituiscono – evidenzia Giampaolo Bianchini, responsabile Breast Unit Dipartimento di oncologia dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano – un importante passo avanti verso una potenziale nuova terapia ormonale per pazienti con malattia avanzata dipendente dal recettore per gli estrogeni. Secondo i risultati dello studio Serena-2, che ha coinvolto 240 pazienti, camizestrant ha dimostrato quasi un raddoppio della sopravvivenza libera da progressione mediana rispetto all’attuale farmaco disponibile che appartiene alla stessa classe di Serd. Camizestrant, inoltre, è stato ben tollerato e ha mostrato simile efficacia ad entrambe le dosi testate”. Camizestrant – conclude la nota – è stato generalmente ben tollerato e il suo profilo di sicurezza è risultato coerente con quello osservato nei precedenti studi, senza nuovi segnali di sicurezza. I più frequenti eventi avversi emergenti al trattamento: fotopsia e bradicardia.