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Cani, presto si potrà tradurre in parole il loro pensiero
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Cani, presto si potrà tradurre in parole il loro pensiero

Un Alaskan Malamute

Un interessante studio americano che ha coinvolto l’Università di Washington, ha scoperto grazie all’intelligenza artificiale “cosa pensino” i cani.

Vi è mai capitato di domandarvi “che cosa pensi” il vostro cane o magari di riuscire ad “indovinarlo”? Spesso si dice che ai cani (o ad altri animali), “manchi solo la parola”, ma sembra che presto potremo davvero tradurre verbalmente il loro loro pensiero. A dirlo è uno studio congiunto dell’Università di Washington e dell’Allen Institute for Artificial Intelligence, con sede a Seattle, nello Stato omonimo della capitale USA. Secondo gli studiosi di questi due enti, anzi, l’intelligenza artificiale può già comprenderli in qualche modo.

Alaskan Malamute

La ricerca

Per verificare quanto detto sopra, i ricercatori hanno installato su un Alaskan Malamute – una razza di cane che ricorda il Siberian Husky, tanto da essere spesso confusa con esso – una serie di sensori – sul dorso, sulle zampe e sulla coda – e una videocamera GoPro ed hanno visto “come si comportava” svolgendo le sue normali “attività canine”.

Osservando Kelp, questo è il nome del bellissimo animale, sono stati realizzati ben 380 brevi video per un totale di 24.500 fotogrammi ed è emersa una certa quantità di dati, grazie ai quali l’intelligenza artificiale è riuscita a stabilire la “concezione del mondo” del cane: ad esempio come identifica il gioco, una zona in cui può andare (corridoio, rampa eccetera) e, cosa ancora più interessante, il suo “umano”. Questo non significa che sia (già) possibile prevedere il comportamento del migliore amico dell’uomo, ma certo se “valuta” la propria possibilità di compiere una determinata azione.

Alaskan Malamute

La dichiarazione

La giovane ricercatrice Kiana Ehsani, che ha contribuito a questo interessante studio, ha fatto sapere che finora “nessuno sa se il cane vedrà un giocattolo o un oggetto e deciderà di inseguirlo”, ma chiunque ne abbia uno, deve essersi accorto di quanto sia “bravo” a trovare dove camminare, dove potrà farlo tranquillamente o avrà difficoltà.

E’ in grado di capire se una superficie è appuntita, scomoda o per lui troppo ripida. In questo modo l’uomo potrà anche interpretare meglio le sue necessità ed aiutarlo se è il caso.

Programmare un robot con queste informazioni è difficile, ha aggiunto la Dottoressa Ehsani, ma un cane le possiede già. Ecco perchè è possibile osservare il suo comportamento e riuscire in qualche modo le sue “riflessioni” su come muoversi, anche nelle situazioni più difficili, nell’ambiente che lo circonda. Un cane, essere vivente, è certamente più intelligente di un robot e sul suo cervello ci si potrà certamente basare per creare future macchine con l’aspetto di Fido. E chissà quali altre scoperte sensazionali si potranno fare per conoscerlo meglio.

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