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Caporalato, Grafica Veneta indagata per sfruttamento: accusava i giovani di non voler lavorare

Caporalato, Grafica Veneta indagata: domiciliari per Giorgio Bertan e Giampaolo Pinton, indagati per essere stati al corrente di quei metodi barbari

La storica sede di Grafica Veneta

Accusava i giovani di non voler lavorare ed oggi è accusata di far lavorare personale secondo le bieche regole del caporalato, guai giudiziari per Grafica Veneta, indagata da procura e carabinieri. Indagata e attenzionata da 11 misure di custodia cautelare fra cui quelle per due uomini di vertice dell’azienda di Trebaseleghe, in provincia di Padova famosa per la stampa di best seller come la saga di Harry Potter o la biografia di Obama.

Si tratta dell’amministratore delegato e del direttore dell’area tecnica dell’azienda padovana, Giorgio Bertan e Giampaolo Pinton

Grafica Veneta indagata per vicende di caporalato: turni massacranti e sorveglianti violenti

Le presunzioni di reato della magistratura sono gravi, ancorché tutte da dimostrare in sede di maturazione della prova dibattimentale: una vasta situazione di illegalità e metodi violenti per soggiogare e intimidire i lavoratoridi cui i due colletti bianchi di vertice sarebbero stati a conoscenza, intercettazioni alla mano.

 Secondo gli operanti dell’Arma gli operai venivano assunti con regolari contratti. Poi però lavoravano anche fino a 12 ore al giorno, non avevano pause, né ferie o tutele. A sorvegliare che non deragliassero da quei protocolli massacranti colleghi con mansioni di presunti “kapò”

Caporalato, indagata Grafica Veneta: nove pakistani in manette e due dirigenti ai domiciliari

L’indagine aveva preso piede da un episodio al limite dell’horror, cioè quando era stato rinvenuto un operaio pakistano con le mani legate dietro la schiena ed erano state censite posizioni ospedaliere di alcuni suoi colleghi.

Quelle verifiche erano poi confluite nel blitz di stamane, 27 luglio, con l’esecuzione di nove ordinanze di custodia cautelare in carcere ad altrettanti pakistani. Sono tutti accusati di lesioni, rapina, sequestro di persona, estorsione e sfruttamento del lavoro. A loro volta i due dirigenti, accusati di essere al corrente del clima generico e di “non disdegnare” quei metodi, sono finiti agli arresti domiciliari per sfruttamento del lavoro

Indagata per caporalato, quando Grafica Veneta si lamentava perché i giovani rifiutavano il lavoro

Una sorta di contrappasso, dato che proprio qualche anno fa Grafica Veneta aveva fatto parlare di sé e di lavoro. Perché? Perché a detta di certe sue note non riusciva a trovare dipendenti nonostante le buone condizioni economiche in palio. Ed è tutto vero: nel 2018  a lamentarsi fu proprio il patron dell’azienda, Fabio Franceschi: “La situazione è particolarmente critica nella fascia d’età dei ragazzi giovani: qualche ragazzotto che dà la disponibilità c’è ma poco dopo rinunciano per via dei turni. ‘Troppo pesante con i turni’, dicono. Su cinque assunti uno solo è un ventenne, gli altri sono trenta-quarantenni”. Ecco, appunto. 

La nota di Franceschi, patron di Grafica Veneta indagata per vicende di caporalato: “Eravamo all’oscuro”

E proprio Franceschi ha voluto commentare il blitz con una nota pubblica in cui esprime “solidarietà ai collaboratori citati in questa vicenda. L’azienda era del tutto all’oscuro di quanto sembrerebbe emergere dall’inchiesta, e del resto l’oggetto della contestazione ai suoi funzionari riguarda solo ed esclusivamente un asserito ostacolo all’indagine, ostacolo che non è mai stato posto dalla società, che intende invece collaborare con le forze dell’ordine e la magistratura per il ripristino della legalità in primis e quindi della verità”. Poi la chiosa: “Grafica Veneta ha sempre onorato con puntualità gli accordi economici con tutti i propri fornitori e così anche con gli appaltatori, mettendoli in grado a loro volta di onorare gli impegni che questi hanno con le loro maestranze, e di questo ne ha sempre fatto un vanto”.

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