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Cara Meloni, no, l'Ucraina non ci insegna chi sono i "profughi veri"

Ucraina, la Lombardia si prepara ad accogliere profughi

I loro migranti non hanno più valore degli altri solo perché ci somigliano di più e la loro casa è vicina alla nostra.

Che esistano migranti di serie A e migranti di serie B è noto e risaputo.

I primi molte volte siamo noi, anche se troppo spesso lo dimentichiamo. Sì, perché quando andiamo in un altro Paese – quando da ragazzi lasciamo il nido che mamma e papà hanno costruito per noi per andare a fare i camerieri a Londra o lavorare nelle farm in Australia o quando siamo parte del flusso della fuga di cervelli – è questo che siamo: migranti.

Anche quando ce lo dimentichiamo, perché abbiamo la fortuna di essere nati con il passaporto giusto, dalla parte giusta del mondo.

La parte di mondo che, se da un giorno all’altro venisse attaccata e bombardata, riceverebbe l’aiuto internazionale e il riconoscimento, anche dai più oltranzisti tra i sovranisti, dello status di “rifugiato vero”, la stelletta che permette a chi è dall’altra parte di aprire braccia e porte (e porti).

È ora di chiamare le cose con il loro nome. Riconoscere a chi scappa dall’Ucraina lo status di rifugiato” ha tuonato Giorgia Meloni nel suo intervento alla Camera. Aggiungendo che è ovvio che chi arriva da altre parti (leggi: chi ha un diverso colore della pelle, chi arriva sui barconi) non può essere un rifugiato vero perché si sa che gli uomini non fuggono dalla guerra. Gli uomini veri, quelli forti e patrioti.

Quando c’è un conflitto, “madri e bambini scappano mentre gli uomini restano a combattere“. Madri e bambini vengono accolti in un Paese dove esiste già “una comunità grande, con molte persone rispettose delle nostre regole, lavoratori onesti come gli ucraini che sono qui in Italia“.

(Sarebbe curioso andare a vedere quanto tempo fa la leader di Fratelli d’Italia ha attaccato qualcuno dell’Est Europa, magari per un furto o per uno stupro).

Cara Meloni, se c’è una cosa che la crisi ucraina ci ha insegnato è proprio il contrario. Non scegliamo noi quando finire sotto le bombe di una guerra, da qualsiasi parte del Mediterraneo viviamo. Qualsiasi sia il colore della nostra pelle. Qualsiasi sia la guerra che stiamo combattendo, chiunque sia il nostro nemico, interno o esterno. Qualsiasi sia il nostro genere – uomo o donna – perché anche gli uomini hanno il diritto di avere paura e fuggire così come le donne hanno quello di decidere di restare e resistere, con o senza un fucile in mano. Anche quando non hanno una comunità forte e affermata nel Paese di accoglienza.

Al netto dell'(ovvio) fatto che va fatto di tutto, tutto ciò che è umanamente possibile, per aiutare il popolo ucraino, i loro migranti non hanno più valore degli altri solo perché ci somigliano di più e la loro casa è vicina alla nostra.