I cartoni animati più tristi degli anni 80
I cartoni animati più tristi degli anni 80
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I cartoni animati più tristi degli anni 80

cartoni animati anni 80

Generazioni cartoni animati anni Ottanta: orfani, in miseria, in malattia, la morte sempre presente. Come la disabilità, l’ orrore, il bullismo e tutte quelle cose brutte che mai nessuno al mondo vorrebbe subire.

Genitori morti non bastava? Via agli orfanotrofi, alle matrigne cattiva, al lavoro forzato minorile e chi più ne abbia ne metta… Insomma noi degli anni ’80 abbiamo passato un’infanzia a rielaborare i traumi subiti dai cartoni animati. E i protagonisti, nonostante vivessero le più atroci esperienze, avevano sempre il sorriso stampato in volto e speravano in un futuro migliore.

Ti muoiono i genitori quando sei piccolo? Ti ritrovi a lavorare in un circo, o a chiedere l’elemosina? Il tuo fratellino adorato muore o rimane paralizzato? Hai dei parenti avidi, violenti e senza cuore? Perdi l’amore della tua vita e nel frattempo anche la casa e tutti i tuoi riferimenti? Caspita, a questo punto hai guadagnato piena titolarità di diritto di lamentarti!!!! No, invece no.

Languori, sorrisi tristi e speranza, tutto senza mai esprimere una qualsiasi parola di contestazione.

La saga è tutta sul filone drammatico clamoroso, surreale. Cartoni animati storici che hanno segnato più generazioni e molti continuano a farlo: da Candy Candy a Lady Oscar, da Lovely Sara all’ Uomo Tigre. Chi li ha visti lo sa, e sicuramente si ricorderà la lacrimuccia o il nodo alla gola provato nel guardarli. Ma, non dovevano essere solo un piacevole svago? Un divertimento?

No, con questi cartoni animati, abbiamo vissuto di tutto di più, in primis regina delle anime ’80, la tenace (molto spesso disperata) ricerca della felicità travolta da mille drammi. Perché i nati negli anni ’80 dovevano vivere tanti fammi e tanto dolore? Un vero fiume in piena di brutte emozioni travolgeva i bambini durante la loro pausa di distrazione felice. bambini che spesso erano lasciati soli e letteralmente parcheggiati alla televisione. Bambini soli che non potevano darsi una motivazione a tanto odio, a tanta sofferenza, a tanto bullismo e a tanta cattiveria.

I personaggi più sfortunati dei cartoni anni ’80

Ma cosa avevano tutti i cartoni animati in comune? Non avevano la famiglia, rimpiangevano la loro famiglia, erano soli, abbandonati a loro stessi.

Ecco le prove:

Candy Candy: tratto dal romanzo della scrittrice Kyoko Mizuki, era piccola orfana. Candy Candy era stata abbandonata insieme alla sua amica del cuore Annie, lasciate in un cesto al freddo sull’uscio dell’orfanotrofio Casa di Pony, retto da Miss Pony e dalla dolcissima Suor Maria.

Lovely Sara: Le storie di questo cartone animato ruotano attorno alla vita della piccola, dolce e tanto buona, ma sfigata, Sara. Sara che proviene da una ricchissima famiglia e che si reca a studiare in un collegio. Sara che naturalmente rimarrà orfana e povera e che dovrà lavorare come sguattera nella scuola dove prima era trattata come una regina.

Belle e Sébastien: È la famosa storia del rapporto tra l’uomo e il migliore amico dell’uomo. Un’amicizia sconfinata tra un bambino e un San Bernardo. Il piccolo protagonista, Sebastien, non ha la madre e inizialmente vive in un villaggio nei Pirenei con suo nonno e sua zia.

Poi parte da solo all’avventura.

Sui monti con Annette: Indiscussa protagonista è una tenera bambina di 7 anni, Annette Barniel, che vive a Rossinère in Svizzera con il babbo Pierre e la mamma Francine. Ma la mamma muore proprio mentre stava dando alla luce il fratellino Dany. Dany che a soli cinque anni cade dentro ad un dirupo e sarà condannato a camminare tutta la vita con le stampelle. E Lucien, l’ amico fraterno della povera Annette, si sentirà perennemente responsabile per quanto avvenuto e dovrà lottare col rimorso per sempre.

Heidi: Anche qui guarda caso abbiamo un’orfana. Heidi di cui si prende cura fino ai suoi 5 anni, la cara zia Deitsh. Fino a che, un giorno Deitsh trova lavoro a Francoforte e non può più occuparsi della piccola Heidi. Così porta la bambina all’unico suo parente ancora in vita, il vecchio nonno, un uomo burbero e misantropo che vive isolato sulla cima di una montagna.

Kiss Me Licia: Tutti conoscono il padre di Licia, Marrabbio.

Ma della madre nessuna traccia. Anche qui amori spezzati e lacrime per la storia travagliata di Licia.

Georgie: Una bambina trovata tra le braccia della madre morente. Trovata dall’agricoltore Butman che si prenderà cura di lei. La bambina che diventa ragazza e che sarà alla ricerca delle sue origini. Nella nuova famiglia Georgie non sarà benvoluta da Mary, la moglie del contadino, creerà conflitti e farà innamorare i suoi due fratellastri portandoli a detestarsi tra loro.

Hello Spank: Aiko Morimura (per noi Aika nella versione italiana). Padre scomparso in mare durante una bufera con il suo yacht. Poco dopo la tragedia Aika perde anche la sua cagnetta Papy in un incidente stradale. Poi conosce Spank, il piccolo cucciolo tenerone di cane bianco, con le orecchie nere il cui padrone sparì in mare proprio come suo padre …. che dire, stesso destino?

L’Uomo Tigre: Il mitico cartone animato, il cui protagonista Naoto Date, è un giovane orfano.

Ambientato dopo la seconda guerra mondiale. Naoto durante una visita allo zoo organizzata dall’orfanotrofio, riesce a scappare. Scappa per poter inseguire il suo sogno: diventare forte “come una tigre” ed avere la forza un giorno, da grande, di combattere tutte le ingiustizie causate dalla sua condizione sociale. Lui difenderà i poveri e i deboli per riscattare il dolore e lo strazio della sua infanzia.

Memole dolce Memole: Anche qui la tristezza regna sovrana. La piccola Memole, un elfo, un essere mignon che proviene dal pianete Filofilo diventa amica di un umana, la dolce Mariel: una bambina molto malata e costretta a causa del proprio stato di salute a restare sempre chiusa in casa.

Pollyanna: Protagonista una bimba di soli otto anni che vive con il padre, un pastore nella locale chiesa. Ovviamnet era madre è morta. Tra padre e figlia si costruisce un ottimo rapporto. Il pastore in particolare insegna a Pollyanna il gioco della felicità: è un gioco che aiuta nel riuscire a vedere la vita sempre in positivo, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che la stessa ci presenta.

Purtroppo anche il padre muore presto, e, la bambina viene affidata alla cognata Polly, una vera arpia.

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Chiara Cichero 1236 Articoli
Mamma, laureata, scrittrice incallita, ambientalista da una vita, esperta in Pnl, in comunicazione di massa e nel benessere emotivo. Maremmana per amore di questa terra tanto rigogliosa, fiorentina di nascita e di formazione. Blogger e redattrice on line, attualmente studentessa in Seo Web Marketing Specialist.