Caso Elisabeth Fritzl: la storia della donna violentata dal padre
Caso Elisabeth Fritzl: la storia del padre Josef che violentò sua figlia
Cultura

Caso Elisabeth Fritzl: la storia del padre Josef che violentò sua figlia

fritzl

Il caso Fritzl si riferisce a un evento di cronaca nera accaduto in Austria: un uomo ha tenuto segregata la figlia per 24 anni abusando di lei.

Il caso Elisabeth Fritzl riguarda un evento di cronaca nera accaduto a Amstetten in Austria. Una ragazza austriaca, Elizabeth Fritzl, ha vissuto per 24 anni imprigionata in un bunker sotterraneo realizzato dall’ingegnere Josef Fritzl, suo padre. Il lungo periodo di prigionia è durato dal 1984 al 2008 quando la ragazza finalmente riuscì a liberarsi. In questo lungo periodo Elisabeth ha subito diverse violenze sessuali da cui sono nati sette figli.

Il caso Fritzl

Il 24 agosto 1984 Rosemarie e Josef denunciarono la fuga della loro figlia Elisabeth, allora diciottenne. Secondo la loro deposizione la ragazza si sarebbe allontanata di casa per entrare a far parte di una setta religiosa. La polizia locale pensò allora ad un allontanamento volontario giustificato anche dal fatto che la ragazza aveva già tentato due anni prima di fuggire. La dichiarazione di Elisabeth in merito a questa prima fuga lascia però poco al caso.

Nel 1982 avevo sedici anni ed ero fuggita da casa.

Lui mi stuprava da molto tempo. Dall’autogrill di Strengberg mi ero nascosta ed ero riuscita a raggiungere Vienna. Dopo due settimane la polizia mi trovò. Supplicai gli agenti di non riconsegnarmi a mio padre. Dissi loro che se fossi tornata da lui, per me sarebbe stata la fine. Ma non ci fu nulla da fare”.

In realtà, quel 24 agosto, Elisabeth non era riuscita nuovamente a fuggire. Contro la sua volontà era stata rinchiusa nella cantina della propria abitazione da suo padre. La ragazza, soltanto alcuni giorni prima, aveva provato nuovamente a scappare e a chiudere aiuto alla polizia raccontando gli abusi subiti. Purtroppo la sua dichiarazione non fu considerata attendibile e fu riconsegnata alla famiglia. Josef quindi, dopo questo ennesimo episodio, decide di segregarla definitamente in casa e di tenerla nascosta a tutti.

I primi mesi

I primi sei mesi della sua prigionia, Elisabeth li passò legata ad un letto, drogata, e costretta e scrivere una lettera indirizzata ai genitori nella quale spiegata di essere fuggita all’estero e di non essere più cercata.

Una volta libera racconterà così questi primi mesi:

Luci spente, stupro, luci accese, muffa, umidità e lui che va via”.

Nei successivi 24 anni Josef visita la cantina regolarmente ogni tre giorni per portarle da mangiare e quant’altro abbia bisogno. Le sue visite però si concentrano sull’abuso sessuale della figlia da cui nascono sette figli, tutti nati in cantina senza nessun tipo di assistenza medica.

I figli di Elisabeth

Dei sette figli partoriti da Elisabeth uno morì a pochi giorni dalla nascita mentre altri tre le furono portati via ancora in fasce e spacciati come figli adottivi della famiglia. Gli altri tre, invece, rimasero con lei nella cantina senza mai avere la possibilità di uscire o di vedere la luce.

L’omicidio del neonato

Nel 1996 uno dei figli di Elisabeth, nato da tre giorni, ebbe dei problemi respiratori e divenne in breve tempo viola. Josef era presente in quel momento ma si rifiutò di portarlo in ospedale dichiarando:

“Succederà quello che deve succedere”.

Una volta morto, Josef fece scomparire il corpo del neonato bruciandolo nell’inceneritore della casa.

Durante il processo cercò inizialmente di difendersi dall’accusa di omicidio che poteva costargli l’ergastolo ma ben presto dovette confessare la propria responsabilità nell’omicidio del bambino.

I primi sospetti

Josef quando andava a trovare la figlia vi passava l’intera giornata, a volte anche per tutta la notte.

L’affittuario

Un affittuario di una delle stanze della casa dei Fritzl, che vi visse per 12 anni, ha dichiarato di aver sentito spesso dei rumori sospetti provenire dal piano interrato chiedendone spiegazione a Josef che però aveva minimizzato giustificandolo con il rumore proveniente dal sistema di riscaldamento a gas. In realtà, in questa cantina-bunker, non c’era né riscaldamento né isolamento termico quindi in inverno era sempre molto freddo e in estate mancava la circolazione dell’aria per attenuare la calura.

Kerstin si ammala

Il 19 aprile 2008 Kerstin, la figlia maggiore di Elisabeth, si ammala in modo grave e Josef è costretto a cedere alle richieste insistenti della figlia di portarla dal medico.

La bambina fu quindi portata in ospedale insieme a Elisabeth e gli altri due figli. Prima di fare questo avvisò la moglie Rosemarie dell’imminente ritorno a casa della figlia fuggita vent’anni prima. In ospedale il personale medico, visto le stranezze legate a questa famiglia e alle loro condizioni di salute, avvisò la polizia locale che decise di riaprire il fascicolo relativo alla fuga di Elisabeth.

L’arresto di Josef

Il 27 aprile 2008, durante l’interrogatorio da parte delle forze locali, Elisabeth racconta per la prima volta la sua storia. Gli agenti possono così arrestare Josef Fritzl con l’accusa di gravi crimini perpetrati contro i membri della sua famiglia: sequestro di persona, stupro, omicidio colposo per negligenza e incesto. Subito dopo l’arresto Josef si chiuse in un mutismo totale. Soltanto il giorno successivo si decise di confessare tutto, rivelando anche l’esistenza della cantina-bunker e della sua struttura.

Il rapporto morboso con Elisabeth


Josef ha affermato di non vedere Elisabeth come una figlia bensì come una compagna. Confessò di averla legata ad un palo per 9 mesi e di averla, più volte, ammanettata durante le violenze. Inoltre la obbligava a vedere film pornografici per poi ripeterne le scene. In una testimonianza-video della durata di alcune ore, trasmessa durante il processo, Elisabeth dichiarò che le violenze sessuali erano iniziate quando aveva 10 anni contraddicendo la difesa del padre che sosteneva che erano iniziate soltanto nel 1985 con la figlia già maggiorenne. Gli amici e gli ex compagni di scuola dichiararono che Elisabeth aveva più volte detto loro che il padre la picchiava, mostrando i lividi senza però mai fare riferimento alle violenze sessuali.

Il bunker

Al bunker sotterraneo, che era stata la casa di Elisabeth per 24 anni, si accedeva tramite una piccola porta nascosta che si apriva soltanto con un codice che conosceva soltanto Josef. Da lì c’erano altre sette porte da superare prima di arrivare al bunker vero e propria; l’ultima era di nuovo chiusa con un codice e alta soltanto 83 centimetri.

Il ruolo di Rosemarie

Quello che continua a non essere completamente chiaro è il ruolo svolto dalla madre Rosemarie in questi anni. Il suo silenzio nei 24 anni di prigionia della figlia lascia dei sospetti negli inquirenti. La donna, a sua volta, aveva subito ripetutamente negli anni delle violenze da parte del marito ma dichiarò di non essersi mai accorta dell’esistenza del bunker e neppure della presenza di Elisabeth e dei suoi figli in casa. Dichiarò, inoltre, di aver sempre creduto alla spiegazione del marito relativa alla fuga della figlia per seguire una setta religiosa.

La vita dopo la liberazione

Una volta di nuovo libera, Elisabeth e i suoi tre figli che erano rimasti sempre con lei nel bunker, hanno dovuto passare diverso tempo in una clinica psichiatrica di Amstetten per assisterli in questa fase di transizione. Si sono poi potuti riunire agli altri 3 figli che, con una nuova identità, sono potuti andare a vivere in una casa loro offerta dallo stato insieme a un buon sussidio per il loro mantenimento in un luogo definito Village X dai media austriaci. Nel 2009 un paparazzo fotografò Elisabeth insieme alla figlia Lisa mentre facevano una passeggiata. La foto, anche se aveva oscurati i volti delle due donne, traumatizzò Elisabeth al punto da provocarle una crisi nervosa e un nuovo ricovero in clinica. Dopo la liberazione Kerstin e Stefan, due dei figli di Elisabeth, hanno potuto studiare grazie all’ausilio di insegnanti privati e il secondogenito vorrebbe diventare capitano di una nave. Felix, nonostante alcuni problemi di apprendimento, sta frequentando la scuola elementare con una nuova identità e per fortuna ha dimenticato parte della sua vita nel bunker.
Le ultime notizie relative alla famiglia risalgono al 2013 quando Elisabeth si è rifiutata di scrivere un libro sulla sua vicenda.

Josef Fritzl

Oggi l’uomo vive in isolamento e sta scivolando lentamente nella demenza. Passa le sue giornate a guardare la televisione e a ricevere gli insulti da parte degli altri detenuti. Inizialmente mandava delle lettere a Elisabeth chiedendole perdono e a volte anche del denaro.

Rosemarie Fritzl

Rosemarie è stata giudicata innocente perché ritenuta all’oscuro di tutta la vicenda. La donna, affetta da un lieve ritardo mentale, credeva a tutte le bugie dette dal marito. Subito dopo la scoperta, la donna ha trascorso giorni interi nel sotterraneo a piangere e a disperarsi. Nonostante anche lei sia stata una vittima, la strada della riconciliazione con la figlia procede molto lentamente, seppur a tratti regolari. I nipoti, invece, la adorano.

I media e il caso Fritzl

Josef Fritzl tentò diverse volte di trarre profitto da questa vicenda e, grazie ad un intermediatore, prese contatti con alcune riviste scandalistiche inglese per vendere la sua storia, i verbali degli interrogatori e i resoconti dell’inchiesta. Negli anni, comunque, la vicenda è stata ripresa in opere letterarie e nei testi di alcune canzoni come il brano Trapped in the Basement dei Black Lips (2009) o Elisabeth dei Dreamshade (2013). Anche molti libri sono stati scritti sull’accaduto: Elisabeth di Paolo Sortino e Stanza, letto, armadio, specchio di Emma Donoghue.

La casa dei Fritzl trasformata in una pensione

La casa di Rosemarie e Josef Fritzl è stata trasformata in una pensione con 25 locali. Herbert e Ingrid Houska hanno acquistato la proprietà per 173.000 dollari dalla famiglia Fritz dopo il 2008 quando Josef fu trasferito nella prigione psichiatrica più sicura del paese.

0612_fritzl

Gli Houska, proprietari di un locale di strip, sostengono di non aver avuto nessun tipo di problemi a trovare nuovi inquilini disposti a vivere in quella casa. “La maggior parte degli appartamenti sono stati affittati”, aveva detto Houska al Daily Mail. “Nessuno avverte problemi con la tragedia che si è svolta qui”. Ha inoltre aggiunto che la comunità ha voluto “seppellire il terribile passato e inaugurare una nuova era”.

© Riproduzione riservata

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Leggi anche