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Il caso di Natuzza Evolo: la storia della mistica italiana

Natuzza Evolo ha costruito un esercito di seguaci. Ora considerati eretici dalla Chiesa. La verità verrà mai a galla?

Natuzza Evolo

Natuzza Evolo aveva una sua fanpage. Il motivo è presto detto a chi si sta chiedendo chi fosse. Alla giovane età di 10 anni, ella ha iniziato a manifestare sintomi a dir poco strani. Disturbi cardiaci, emorragie ai polsi e alle mani, sudorazione di sangue. Il dolore provato dalla mistica italiana, è stato conosciuto dai conterranei calabresi. Lei lo ha accettato come anima vittima, fin da quando era adolescente. Ecco le sue parole ” la bontà del Signore merita che io soffra per Lui”. La Chiesa vieta il culto di Natuzza Evolo: “I suoi seguaci sono eretici”. La Chiesa si è scagliata contro la stessa fondazione che gestisce l’eredità morale della veggente Natuzza Evolo. La mistica italiana è morta nel 2009 in odore di santità e conta centinaia di migliaia di fedeli.

Non ci sono solo questioni di carattere spirituale, ma anche economico. Ricordiamo la fondazione, che raccoglie ogni anno ingenti somme, utilizzate da laici per attività di beneficenza. Una enorme chiesa dedicata alla Madonna a Paravati, in provincia di Vibo Valentia è stata con parte di esse edificata.

Natuzza Evolo, una mistica italiana

Oggi vorremmo portare a conoscenza di chi ne fosse all’oscuro, che una mistica italiana di nome Natuzza Evolo, dopo mille pene, si è vista togliere i seguaci, con il divieto del Vaticano. Fortunata, questo è il suo nome, anche se tutti la conoscevano come Natuzza è nata a Paravati, una frazione del comune di Mileto.

Il padre, Fortunato, era emigrato in Argentina, qualche tempo prima della sua nascita, per contribuire al sostegno familiare. Là però si è formato una nuova famiglia, lasciando in Italia Maria Angela Valente, con numerosi figli da accudire.

Natuzza non fu vicina alla Chiesa, nè ricevette una particolare formazione religiosa, la madre aveva, secondo i paesani, una condotta ambigua, probabilmente per racimolare denaro e nutrire la famiglia.

Natuzza, diminutivo di Fortunata molto diffuso in Calabria, aiutò la madre e accudì gli altri fratelli, ma non frequentò per questo motivo la scuola, rimase analfabeta.

La storia di Natuzza Evolo

All’età di 14 anni, andò a lavorare come domestica in casa dell’avvocato Silvio Colloca, per mantenere la famiglia. Lì si guadagnò la fiducia di quella famiglia. Natuzza in seguito fu al centro di presunti fenomeni paranormali. Si dice vedesse persone che erano già defunte.

Nel 1941 Natuzza lascio quel lavoro, andò a vivere dalla nonna materna e pensò anche di farsi suora, ma venne sconsigliata. I fatti misteriosi che le succedevano erano “inquietanti”. La madre le combinò un matrimonio.

Lo sposo sarebbe stato un giovane, figlio di amici, di professione falegname, che in quel momento era arruolato nell’esercito.

Il matrimonio, con rito civile, avvenne per procura il 14 agosto 1943. La coppia ebbe cinque figli.

Il Santuario di Natuzza Evolo

La sua idea e costante ispirazione la portò a costituire nel 1987 una fondazione, a cui Natuzza si dedicò per tutta la durata della sua vita. Fu edificato un santuario mariano a Paravati, con annesse strutture per l’assistenza medica e vari centri giovanili, per anziani, disabili.

Ricordiamo il centro anziani “Pasquale Colloca” e quello per i servizi alla persona “San Francesco di Paola“. Natuzza, con la sua testimonianza di fede, fece sorgere inoltre, dal 1994, dei “Cenacoli di preghiera“.

Rai International trasmise da Paravati di Mileto, il 9 aprile 2007 lo spettacolo “Notte degli angeli”. Dedicato a Natuzza e condotto da Lorena Bianchetti. L’Unione Cattolica stampa italiana, il 7 giugno 2008 la premiò come Affabulatore d’oro per la sua straordinaria dote di “comunicatrice di Verità”

La morte e i presunti doni

Morì per un blocco renale il 1º novembre 2009 nel centro per anziani che lei stessa aveva fondato grazie alle cospicue offerte dei fedeli. abbiamo già parlato delle sue apparizioni e dei colloqui che avvenivano, a sua detta, con Gesù Cristo, la Madonna, angeli, santi e defunti.

Natuzza aveva il dono della bilocazione, la comparsa di stigmate ed effusioni ematiche accompagnate da stati di sofferenza durante il periodo pasquale e momenti di estasi. Svariate testimonianze le attribuiscono anche il presunto e cosiddetto “dono dell’illuminazione diagnostica“, ovvero la capacità di diagnosticare con esattezza una malattia e suggerirne la cura migliore.

Per decine di anni ricevette presso la sua abitazione migliaia di persone provenienti da tutto il mondo per incontrarla, nella speranza di avere notizie dall’aldilà dai propri defunti o indicazioni sulle proprie malattie.

La comunicazione del Vescovo

Veniamo ora al dunque, quando Il 18 febbraio 1940, il vescovo di Mileto Paolo Albera inviò a padre Agostino Gemelli una abbondante documentazione a riguardo del caso dell’allora diciassettenne Natuzza Evolo.

La risposta di Padre Gemelli arrivò velocemente; fu sua opinione fu che si trattasse di una personalità affetta da “sindrome isterica”. Da qui all’esortazione a sacerdoti e parrocchiani del luogo a disinteressarsi del caso al fine di “sminuire la portata e favorire anche così la guarigione della ragazza“.

Natuzza Evolo venne rinchiusa in manicomio per ordine dello stesso Padre Gemelli. La Chiesa modificò poi il suo atteggiamento verso la Evolo. Il vescovo Luigi Renzo, attuale titolare della diocesi di Mileto, aprì un’inchiesta diocesana. Presentò la pratica alla Congregazione delle Cause dei Santi per le fasi successive nell’iter di beatificazione.

Venne intervistata, dopo essere stata invitata alla trasmissione televisiva di Michele Santoro Samarcanda. Natuzza Evolo si offese per le considerazioni dei giornalisti e si negò ad altre interviste per le quali non le venisse preventivamente garantito maggior rispetto.

Il CICAP premette: “Non avendo effettuato in modo diretto una diagnosi sul soggetto, ci si può basare solo su quanto si riesce a capire dalle dichiarazioni fatte dalla stessa Natuzza in un’intervista televisiva”. Attraverso ad analogie, invita il lettore a riflettere “su cosa proverebbe di fronte a qualcuno che affermasse di vedere lo spirito di un proprio caro morto”. “L’apparente realismo dell’allucinazione è conseguenza solo di effetti emotivi e suggestivi”.

Il CICAP, conclude questa parte dell’analisi “sarebbe indispensabile osservare i suoi segni ininterrottamente e per diversi giorni, allo scopo di comprendere il fenomeno e rilevare eventuali modificazioni fisiologiche delle stigmate. Tuttavia, questo paziente lavoro di osservazione non è mai stato effettuato con nessuno“.

La conclusione dell’indagine su Natuzza

Considerate tutte le premesse, sostiene ancora il CICAP: …ancor più di un’accurata diagnosi dermatologica, sono la personalità, la storia e la cultura che ci lasciano seri dubbi sull’autenticità del fenomeno. Il caso Natuzza non è così incredibile come i media vogliono presentarlo, ma si tratta di un fatto culturalmente limitato e inquadrato in un contesto religioso ben preciso”.

“Non si vuol discutere della buona o cattiva fede della signora Natuzza, sebbene in un discorso scientifico nulla dovrebbe essere trascurato, ma in assenza di un contatto diretto non è corretto esprimere giudizi su quest’aspetto. Pochi sono gli elementi significativi che vengono in nostro aiuto per tracciare un quadro, per quanto approssimato, del fenomeno Natuzza”.

Le parole di Natuzza

Vorrei ricordare alcune delle parole di Natuzza, che dovrebbero fare riflettere: “Ero piccolissima… Un giorno Gesù mi ha detto: “Mi appoggio a te con un dito!”. E mi uscì il primo buco. A me sembrava una cosa bella, perché Dio mi toccava ed era una gioia perché vedevo il Signore. Poi, dopo cinque o sei anni, mi ha detto: “Mi appoggio con una mano”. E mi è uscita una ferita alla spalla. Io ero di una felicità immensa, perché pensavo che il Signore si appoggiava a una meschina come me. Poi sono arrivate le piaghe e io le accettai sempre e con amore, perché c’è Gesù che mi conforta.”

La Chiesa vieta il culto di Natuzza Evolo: “I suoi seguaci sono eretici”.
E’ scontro in Calabria, mentre il vescovo chiede obbedienza alla fondazione creata dalla veggente che asseriva di vedere Gesù e la Madonna. La fondazione non potrà più organizzare attività di culto, nè raccogliere fondi.

Contestato dal vescovo anche “Il testamento spirituale” di Natuzza “intoccabile”. Natuzza è ritenuta “messaggera” diretta della Madonna, “che in una apparizione l’avrebbe costituita esecutrice di un mandato divino anche a prescindere dall’autorità ecclesiastica, affermazione in verità mai fatta dall’interessata e per di più in netto contrasto con il suo normale atteggiamento di obbedienza alla Chiesa”.

Si aggiunge l’ eresia: “il riconoscimento di queste asserite apparizioni non è stato mai concesso dall’Ordinario diocesano, per cui l’affermazione si configura come ereticale e come insubordinazione.” Per monsignor Renzo “in stridente contrasto con gli insegnamenti di umiltà e di obbedienza alla Chiesa di Natuzza, è apparso chiaro il rifiuto di ogni rapporto con la diocesi, quasi che la Fondazione fosse un ente privato a sè stante e, pertanto, autonomo da ogni ingerenza estranea, ignorando peraltro che essendo un ente approvato con decreto vescovile è sottoposto di conseguenza alla vigilanza dell’Ordinario diocesano.”

Concludo con le parole di Natuzza: ” la bontà del Signore merita che io soffra per Lui”. Quale sarà la verità? Ai posteri l’ardua sentenza.


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