Caso Ryanair, parla ex pilota: "Pessime condizioni di lavoro"
Caso Ryanair, parla ex pilota: “Pessime condizioni di lavoro”
Cronaca

Caso Ryanair, parla ex pilota: “Pessime condizioni di lavoro”

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Ryanair: 2000 voli cancellati, coinvolti 400 mila passeggieri

Nel corso di una intervista, un ex pilota di Ryanair ha raccontato la sua verità sul caso che si è abbattuto sulla compagnia aerea nei giorni scorsi.

Intervistato da “La Stampa”, un ex pilota di Ryanair ha raccontato la sua verità sul caso che si è abbattuto sulla compagnia aerea nei giorni scorsi.

Caso Ryanair, le parole dell’ex pilota: “Il caos attuale è dato dall’elevato numero di licenziamenti”

Ryanair è stata travolta dalle polemiche dopo la decisione presa dalla compagnia aerea di cancellare migliaia di voli nel corso delle prossime settimane. E proprio di questo caso ha parlato, nel corso di una intervista rilasciata a “La Stampa”, un ex pilota della compagna aerea.

L’ex pilota ha chiesto esplicitamente di mantenere l’anonimato e ha raccontato quella che è la sua verità: “Il caos in cui si trova ora Ryanair è dovuto all’alto numero di licenziamenti dei piloti. E’ questa la verità. Da inizio 2017 se ne sono andati in centinaia. Sono più di mille nell’ultimo anno e mezzo. Sono scappati per le pessime condizioni di lavoro“.

Il giovane pilota, per sua fortuna, qualche mese fa ha trovato un lavoro che gli garantisse delle condizioni migliori: “Oltre alla fuga per cercare contratti migliori c’è chi è rimasto e ha fatto un ricatto all’azienda, chiedendo le ferie desiderate e minacciando altrimenti di andarsene.

Molti sono andati in Norwegian, gli inglesi hanno scelto invece Jet2. I comandanti con più esperienza sono stati presi dalle compagnie aeree cinesi. Alcune sono basate in Europa e fanno contratti prestigiosi, anche da 30 mila euro al mese“.

Ex pilota di Ryanair: “Ecco in che condizioni lavoravo”

Nel corso della stessa intervista, il pilota ha poi spiegato: “Chi lavora da autonomo non ha ferie né la malattia e le tasse vengono pagate in Irlanda, non nel luogo in cui risiede il lavoratore. Questi dipendenti, come accadeva a me, vengono pagati in base a quanto volano e spesso vanno vicino al limite di 900 ore di volo all’anno. A queste cifre vanno però tolte le spese che gravano su ciascun pilota”.

Infine ha concluso: “Vengono scalati 5 euro per ora di volo per pagare i simulatori che servono per l’addestramento. E per andare a fare i corsi in programma due volte all’anno a Londra è necessario pagarsi l’albergo.

In più ogni pilota è costretto a pagare il parcheggio dell’auto in aeroporto, la divisa, cibo e bevande a bordo. O ti porti l’acqua e un panino da casa oppure li compri sul volo come fanno i passeggeri. Se poi il catering è finito, allora stai senza. Stesso discorso per gli assistenti di volo, che guadagnano molto meno”.

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