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Caso Vannini, Federico Ciontoli: “Non voglio sfuggire dalle mie responsabilità”

Federico Ciontoli si espone pubblicamente sul caso Vannini a pochi giorni dalla sentenza che stabilirà la sua eventuale condanna.

Caso Vannini Federico Ciontoli

A pochi giorni dalla sentenza della Cassazione sull’omicidio di Marco Vannini, Federico Ciontoli ha deciso di esporsi pubblicamente dichiarando di non voler sfuggire alle sue responsabilità: “Se i giudici sceglieranno che io debba andare in carcere, ci andrò perché è giusto che sia così“.

Federico Ciontoli sul caso Vannini

Il fratello della fidanzata della vittima ha rilasciato un’intervista a Fanpage.it nell’attesa di sapere se anche per lui si apriranno le porte del carcere come chiesto dai giudici della Seconda Corte di Assise di Appello. Questi ultimi hanno infatti condannato Antonio Ciontoli a 14 anni e la moglie Maria e i due figli Martina e Federico a 9 anni e 4 mesi.

A 6 anni dall’omicidio, Federico ha raccontato di volersi esporre “perché mi sembra tutto assurdo e penso che sia importante raccontare come sono andate veramente le cose“. Innanzitutto ha spiegato che lo sparo che anche i vicini hanno avvertito il giorno dei fatti non era uno sparo standard ma esploso da un’arma maltenuta con all’interno proiettili dell’82. Quando c’è stato lo sparo lui si trovava in camera con la fidanzata Viola, la porta era chiusa e quando lo ha sentito non era nemmeno sicuro provenisse da casa sua.

Si è dunque deciso ad alzarsi solo dopo aver sentito delle voci dal bagno. 

Quanto invece alla maglietta di Marco, che nessuno ha più trovato, ha affermato che “Io non so i panni che Marco aveva a casa, quando sono arrivato non aveva vestiti perché chiaramente era in vasca“. In merito all’arrivo dei soccorritori, ha spiegato che quando sono saliti in casa lui non era presente nell’abitazione perché era sceso con Viola a fare cenni all’ambulanza che non trovava la dimora e a spostare la macchina. “Lo ha dichiarato anche mio padre, con lui c’erano solo mia madre e mia sorella“, ha ribadito. 

Federico si è inoltre espresso sulle colpe del padre: “E’ giusto che paghi perché Marco non c’è più e la sua vita gli è stata strappata per una ca**ata, per uno scherzo del ca**o“. Ha infine raccontato di aver reagito male dopo che Antonio aveva fatto ricorso contro la condanna a 5 anni per omicidio colposo: “Non ci siamo parlati e visti per mesi, so che mio padre non voleva la morte di Marco ma presentare ricorso dopo quella condanna per me era assurdo e irrispettoso“. 


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