Caso Yara, il cognato di Bossetti rivela: "Non è un mostro!"
Caso Yara, il cognato di Bossetti rivela: “Non è un mostro!”
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Caso Yara, il cognato di Bossetti rivela: “Non è un mostro!”

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Caso Yara, il cognato di Bossetti rivela: "Non è un mostro!"

Agostino Comi parla in tv dopo che i giudici hanno confermato l’ergastolo a Bossetti, dicendo: “Non è chi ci vogliono far credere!”.

I giudici hanno finalmente fatto trapelare le motivazioni dell’ergastolo a Massimo Bossetti, colpevole di aver ucciso la piccola Yara Gambirasio con estrema crudeltà. 380 pagine in cui si giustifica la pena esemplare inflitta a Bossetti per un delitto efferato. Se inizialmente si parlava di una violenza perpetrata sul corpo della bambina, oggi i giudici ricostruiscono in modo diverso la dinamica dell’aggressione. L’assassino avrebbe ucciso Yara per non finire nei guai dopo che le aveva fatto delle avances, mentre stava “bighellonando” intorno alla palestra. Quindi, Bossetti ha cercato di proteggere il suo onore, temendo che la ragazzina potesse andare a raccontare a qualcuno ciò che l’uomo le aveva fatto. Inoltre, le carte attestano la morte dolorosa e lenta della ragazza di Brembate, dovuta al freddo della notte ed alle ferite.

Il cognato difende l’assassino

Tuttavia, non tutti sembrano convinti della colpevolezza di Massimo Bossetti.

A pochissimo dall’uscita delle motivazioni della Procura, ha parlato in tv Agostino Comi, cognato di Massimo Bossetti, difendendo l’uomo: “Ho visto Massimo il giorno dopo la scomparsa di Yara. Se fosse stato strano, me ne sarei accorto. Non avrebbe potuto fingere con me se avesse fatto una cosa tanto terribile. Non è il personaggio che ci hanno descritto e per fortuna la gente se ne sta accorgendo. Poi, se mi avessero sbattuto in faccia la prove, mi sarei ricreduto, ma non è andata in questo modo”.

Il cognato sembra smentire che il Dna ritrovato sul corpo di Yara sia quello di Massimo Bossetti. Tuttavia, nel fascicolo con le motivazioni, i giudici acclarano che il Dna è quello di Bossetti. Aggiungono, inoltre, che non ci sarebbe più materiale per ripetere il test, sebbene la difesa dell’accusato non sia d’accordo.

Intanto, si sta seguendo la pista pedo-pornografica, apertasi col ritrovamento di un dossier osceno su Yara nel riminese.

Secondo indiscrezioni, lo stesso Dossier potrebbe provenire addirittura dalla bergamasca e, nello stesso, Bossetti sarebbe descritto come un Sacerdote da idolatrare.

Intanto è atteso il ricorso in Cassazione della difesa ed anche il pool che supporta Bossetti sembra voler seguire la pista della pedo-pornografia per smentire, invece, l’ipotesi dell’accusa e scagionare l’assistito. Sembra, però, che il dossier sia stato composto prima della morte di Yara e potrebbe far comprendere come la ragazza sia l’ignara vittima di una rete pericolosa e malata.

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