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Cento giorni a Londra 2012: le prospettive azzurre
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Cento giorni a Londra 2012: le prospettive azzurre

100-30-32. Tre numeri per parlare dell’Olimpiade di Londra 2012 che prenderà ufficialmente il via il 27 luglio con la cerimonia di apertura presso il nuovissimo Stadio Olimpico ma che nei fatti comincerà quarantott’ore prima con il via al torneo di calcio, per concludersi il 12 agosto. Sono appunto cento i giorni (ormai 99…) che mancano al via di quella che sarà la 30^ Olimpiade moderna, la terza sul suolo londinese dopo quella del 1908 e quella del 1948 quando a dare il via ufficiale ai primi Giochi dopo la Guerra fu Giorgio VI, padre dell’attuale Regina Elisabetta II. Londra sarà la prima città ad ospitare tre edizioni dei giochi. La macchina organizzativa prosegue a gonfie vele: il sofferto avvicinamento all’edizione cinese quando il famoso “Nido d’uccello” (quello già teatro di due edizioni della Supercoppa Italiana di calcio) fu terminato appena un anno e mezzo prima del via appare lontanissimo.

Grazie anche ai 70.000 volontari, Lord Sebastian Coe, ex gloria del mezzofondo inglese e capo dell’organizzazione, è già quasi pronto per le prove generali che dovrebbero rendere quasi perfetta ed indimenticabile un’edizione sempre più planetaria, con tante nuove nazioni pronte ad andare a caccia di medaglie.

Ma l’altro numero a cosa si riferisce? Si tratta del numero indicativo di medaglie che vengono attribuite all’Italia in attesa del tradizionale “censimento” ufficiale che sarà redatto come sempre da Sport Illustrated una settimana prima del via. Una cifra che sembra follia pura per la quale il numero uno (uscente) del Coni Gianni Petrucci ed il capo delegazione Lello Pagnozzi farebbero oggi una firma grande così viste le difficoltà che tutto il movimento ha dovuto affrontare nell’ultimo quadriennio. Difficoltà principalmente di tipo finanziario con la crisi che attanaglia il Paese che si è riverberata seriamente sui fondi diretti allo sport italiano già prima del cambio della guardia al Governo con i pesanti tagli della Finanziaria che nel 2012 hanno tolto 40 milioni allo sport italiano: un duro colpo che farà sentire i propri effetti soprattutto nel futuro, a partire da Rio 2016, quanto a mancanza di vere strutture dove far crescere, allenare e viaggiare gli atleti.

Così nell’attesa di ufficializzare la scelta del portabandiera, che dovrebbe essere Valentina Vezzali, nel Palazzo H del Foro Italico si prova a fare qualche conto, e s’incrociano le dita.

I gesti scaramantici sono dovuti all’attesa che le ultime nazionali strappino il pass a cinque cerchi dopo i clamorosi flop degli azzurri del calcio e di quelli del basket maschile: all’appello mancano ancora la pallavolo maschile e la pallanuoto femminile, gruppi in via di rinnovamento le cui speranze di medaglia sono comunque piuttosto remote. I conti riguardano le medaglie quasi “certe”: dalla scherma, abituale fucina di soddisfazioni ma privata di un oro cinese come Matteo Tagliariol (ma avanzano le nuove ragazze del fioretto), fino alla pallanuoto maschile, favorita d’obbligo dopo il trionfo mondiale. E mentre i tiri dovrebbe regalare le consuete soddisfazioni sarà quasi impossibile cavare qualcosa di buono dalla pista: che si tratti di ciclismo, uno dei settori più in crisi dello sport italiano, per non parlare dell’atletica dove solo Schwazer ed Antonietta Di Martino possono salvare l’onore azzurro.

Evitando di farci finire fuori dalla top ten del medagliere, evento che non si verifica da Barcellona ’92.

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