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Cesaro:metà dei fondi per l’edilizia scolastica al suo paese. Per i restanti 71 istituti solo briciole
Cronaca

Cesaro:metà dei fondi per l’edilizia scolastica al suo paese. Per i restanti 71 istituti solo briciole

Indignarsi di fronte a certi avvenimenti non è difficile, ancora di più se si riesce a commettere un’ingiustizia seguendo le regole. Il presidente della Provincia, l’uomo dal passato torbido, fatto di amicizie poco raccomandabili con esponenti della camorra cutoliana, condannato in primo grado a 5 anni di reclusione dal Tribunale di Napoli, ma assolto in appello, nonostante le forti perplessità dei giudici, ne ha fatta un’altra delle sue. (per una cronistoria delle sue vicende giudiziarie vi invito a leggere a fine articolo)

Sono stati stanziati circa trenta milioni di euro per l’edilizia scolastica. Di questi, ben 15 milioni, la metà del totale, sono stati destinati alla costruzione di un istituto polifunzionale a Sant’Antimo, mentre l’altra metà va divisa tra ben 71 istituti della provincia napoletana.

É forse un caso che il 50% dei fondi sia andato a S. Antimo, paese di origine del caro presidente Cesaro? Lo ribadisco, nel destinare i fondi, non è stata violata nessuna norma, ma il principio di equità, di giustizia si.

Sospettare è lecito, a sospettare non si commette reato, sospettare è un dovere. Nessuna accusa, sia chiaro, nei confronti del presidente, almeno non per questa volta, certo è che è ferma intenzione vigilare su certi movimenti; così come è mia intenzione continuare a chiedermi il perchè di questa ingente somma destinata al sua sua S.Antimo, terra di brava gente, ma anche di qualche camorrista, e si sa, la camorra è abile ad intrufolarsi tra gli appalti pubblici, e spesso, riesce anche a vincerli. Per questo tutti noi, dobbiamo avere gli occhi aperti, per primi i cittadini di S. Antimo

PROCEDIMENTI GIUDIZIARI A CARICO DI CESARO (da wikipedia)

Nel 1984 Luigi Cesaro è stato arrestato nell’ambito di un blitz contro la “Nuova Camorra Organizzata” di Raffaele Cutolo. L’intera vicenda giudiziaria è stata ricostruita in una recente inchiesta di Claudio Pappaianni pubblicata sul settimanale l’Espresso.[2] Cesaro fu condannato nel 1985 dal Tribunale di Napoli a di 5 anni di reclusione, per aver stretto amicizia con tutti i grossi esponenti dell’organizzazione mafiosa , fornendo – come affermavano vari pentiti del sodalizio criminale – mezzi, abitazioni per favorire la latitanza di alcuni membri, e dazioni di danaro.[3][4] Il verdetto fu ribaltato in sede d’appello nell’aprile 1986, quando Cesaro venne assolto per insufficienza di prove; decisione confermata dalla Corte di Cassazione (presieduta dal giudice Corrado Carnevale) per non aver commesso il fatto.[5]

Ma, come ha raccontato Pappaianni nella sua inchiesta, nonostante Cesaro sia stato scagionato dalle accuse, gli stessi giudici che lo hanno assolto hanno stigmatizzano il preoccupante quadro probatorio a suo carico.

Era stato lo stesso Cesaro, infatti, a confermare in aula i suoi rapporti stretti con i vertici della NCO – incluso don Raffaele Cutolo – quando ha raccontato di una “raccomandazione” chiesta a Rosetta Cutolo, sorella del boss, per far cessare le richieste estorsive di Pasquale Scotti [1], personaggio tuttora ricercato ed inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia.

Nel 1988, all’epoca Assessore al Bilancio del Comune di Sant’Antimo, sfuggì all’arresto a seguito di indagini della Magistratura, in merito a truffe ai danni dello Stato perpetrate dalla Giunta comunale in accordo con le consorterie criminali del posto.[6]

Nel 1991, a seguito dello scioglimento del Comune di Sant’Antimo per infiltrazioni di tipo mafioso, si accertarono coinvolgimenti del Cesaro, unitamente ai fratelli Aniello e Raffaele.[7]

Nel settembre 2008, il collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo indica in Luigi Cesaro “un fiduciario del clan Bidognetti”[8] ed afferma inoltre che “Mi spiegarono che Luigi Cesaro doveva iniziare i lavori presso la Texas di Aversa e che in quell’occasione si era quantificata la mazzetta che il Cesaro doveva pagare al clan.

Inoltre gli stessi avevano parlato con il Cesaro per la spartizione degli utili e dei capannoni che si dovevano costruire a Lusciano attraverso la ditta del Cesaro sponsorizzata dal clan Bidognetti”.[8]

A proposito dei suoi coinvolgimenti nell’ambito del maxi-processo per lo scandalo dei rifiuti in Campania.[8], in un’intervista [2] rilasciata al quotidiano Il Giornale, Cesaro afferma la sua estraneità ai fatti contestatigli nelle indagini sugli intrecci tra camorra e amministrazioni nell’affare rifiuti, ricordando la trafila vissuta dal suo collega di partito e coordinatore regionale del PDL, Nicola Cosentino.

© Riproduzione riservata

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