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Champions: la triste resa della Roma

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Poi non dite che hanno torto a dipingerci come catenacciari. Come la Juve un anno fa, la Roma esporta a Monaco di Baviera contro il Bayern un’immagine vecchia e dannosa del calcio italiano. Difesa e non contropiede, tutti barricati davanti al portiere e speriamo bene. Finisce, come ovvio, con una sconfitta neppure troppo severa, uno 0-2 che fotografa il pessimo momento soprattutto psicologico attraversato dalla Ranieri band, che sembra essersi fermata a quella notte di inizio maggio, quella dell’harakiri contro la Sampdoria.

Le attenuanti non mancano, nè era ragionevolmente possibile presentarsi all’Allianz Arena per cercare i tre punti a viso aperto, ma qualcosa di più si poteva osare. Eppure, l’occasione per pareggiare, dopo il solito gran gol di Müller che ad un quarto d’ora dalla fine aveva spezzato i sogni giallorossi di portare a casa un punto tanto prezioso quanto immeritato, c’era anche stata ma Borriello, reduce da una serata di triste solidutine (Totti non pervenuto), l’ha sprecata.

Così il raddoppio di Klose, bravo ad approfittare dell’unica mezza papera di un Julio Sergio bravo a contenere il passivo, ha dato al risultato sembianze più veritiere. Di questa Roma preoccupa in particolare lo stato mentale: rassegnato, demotivato, forse fin troppo consapevole della propria inferiorità. Il basso profilo di Ranieri ha forse ottenuto l’effetto contrario: più che far evitare voli pindarici, ha affossato il gruppo. Ed il 4-4-2 è un abito al momento inadeguato. La sconfitta era preventivabile, ma serve una scossa.


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