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Chernobyl, pericolo mutazione: volpi e lupi nel luogo del disastro
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Chernobyl, pericolo mutazione: volpi e lupi nel luogo del disastro

chernobyl

Dopo più di 30 anni dal disastro nucleare più grave della storia, la città di Chernobyl ha nuovi abitanti, forse potenzialmente pericolosi.

Chernobyl, città situata a nord di Kiev, è famosa per aver ospitato il disastro nucleare più grave della storia. La sua triste popolarità è nata il 27 aprile del 1986, giorno in cui è stata evacuata da tutti i suoi 14.000 abitanti. Oggi questa città però acquista un nuovo significato e torna a far parlare di sé per un motivo tutt’altro che negativo. Sembrerebbe infatti che, dopo circa trent’anni dal suo abbandono, abbia ufficialmente dei nuovi abitanti.

Chernobyl, una nuova vita

Chernobyl e la città adiacente di Pripyat, da quando sono state abbandonate, hanno progressivamente fatto spazio alla natura. Questi luoghi senza la presenza dell’uomo hanno infatti cominciato ad essere meta preferita per gli animali. Anche se la proibizione è prevista per gli esseri umani, al contrario, non è prevista per la fauna. I lupi, in particolar modo, hanno cominciato ad apprezzare la desolazione di questo posto devastato dalle radiazioni. In poco tempo dal disastro vasti branchi di lupi hanno cominciato a popolare la zona mettendo su famiglia e moltiplicandosi.

Chernobyl quindi, paradossalmente, può essere considerata una specie di riserva naturale per animali che sicuramente non vengono disturbati da nessuno.

Rispetto alle aree limitrofe è infatti presente una quantità di lupi almeno sette volte superiore. Ma una domanda sorge spontanea, quali sono le conseguenze delle radiazioni sugli animali? La paura più grande è che si possano riscontrare mutazioni genetiche pericolose per gli animali stessi e per gli esemplari futuri. Questo è quello che un team di ricercatori e studiosi stanno cercando di scoprire. In particolare il ricercatore Micheal Byrne dell’Università del Missouri, in Columbia, si è occupato di monitorare alcuni esemplari di lupi.

I risultati della ricerca

Il professor Byrne e il suo team di ricercatori hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista scientifica European Journal of Wildlife Research che, per il momento, non destano gravi preoccupazioni. L’oggetto di studio principale è stato un giovane lupo che hanno sorvegliato tramite la localizzazione GPS. Quest’ultimo, nato nella zona di Chernobyl, all’età di 1-2 anni ha cominciato a spostarsi allontanandosi progressivamente da casa. Nel febbraio del 2015 è arrivato ad una distanza di 369 km percorsa in 21 giorni.

Questo fa riflettere sul fatto che animali provenienti da Chernobyl e quindi nati in un ambiente altamente radioattivo, possano influenzare altri esemplari al di fuori dell’area contaminata.

L’influenza in questo caso si manifesterebbe come mutazione genetica, che di generazione in generazione potrebbe diffondersi a macchia d’olio. Ovviamente la questione non appartiene solamente ai lupi ma a tutti gli altri animali che abitano la zona come volpi e cervi. Per il momento non si hanno ancora prove che questi animali, nati e cresciuti a Chernobyl, abbiano mutazioni genetiche. La questione, dichiara Byrne, sarà sicuramente oggetto di studio nei prossimi anni. Nonostante tutto è interessante sottolineare come una zona devastata da un disastro così grave sia diventata un luogo ospitale per gli animali.

© Riproduzione riservata

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