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Chi salva la cultura?

L’Accademia della Crusca rischia di chiudere. Non ci sono più i fondi, o meglio si vuole risparmiare e si considera il secolare ente culturale, come una spesa inutile che non si può più sostenere. La notizia è uscita qualche giorno fa, sull’onda della crisi che ha colpito l’Italia, ed è contenuta nella nuova manovra finanziaria, in cui si stabilisce la chiusura di qualsiasi ente privato con meno di 70 dipendenti. E l’accademia fiorentina ne ha meno di 70 e allo stesso tempo lo Stato impedisce l’assunzione di nuovi dipendenti. Una situazione alquanto contraddittoria, che dovrebbe concretizzarsi nei prossimi tempi. L’Accademia conta ad oggi solo sei dipendenti, di cui tre nelle segreterie e tre nella biblioteca. Inoltre si possono contare anche una trentina di collaboratori esterni, con contratti a progetto e con un impiego a tempo determinato, che vengono accettati nell’Accademia in base ai finanziamenti.
Se tutto ciò si dovesse concretizzare, che fine farà la cultura italiana e soprattutto la scrittura italiana? A tal proposito il presidente dell’ente, Nicoletta Maraschio, lancia u appello, anche se da circa tre anni si cerca di ottenere una legge che possa far diventare l’Accademia un ente pubblico.

Infatti, secondo alcune stime, in Italia sarebbero circa 17 mila i laureati in materie umanistiche che potrebbero essere impiegati in attività all’interno della Crusca. Ma i fondi sono pochi e l’appello della presidentessa punta proprio sulla voglia dei giovani, che nonostante la situazione italiana, hanno scelto ugualmente questa strada. Un modo per dare speranza ai giovani, ma anche mantenere in vita la cultura italiana, che ora come ora, sembra avere un futuro piuttosto precario.


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