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Chi usa sigarette elettroniche è più esposto al rischio di tumori al naso: lo studio

Gli utilizzatori della sigaretta elettronica sono più esposti ai rischi di tumori a cavità nasale, seni paranasali e gola: il motivo.

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Che il fumo faccia male è risaputo. I motivi sono molteplici. L’assunzione costante e duratura del tabacco è in grado di incidere sulla durata della vita media e danneggiare la qualità della vita stessa. Negli Usa il Center for Disease Control and Prevention ha individuato 27 malattia fumo-correlate.

Vi è un’associazione tra fumo e tumore ai polmoni. Il tabacco, tuttavia, può causare anche altri tumori, come a gola e cavo orale, esofago, rene, pancreas e colon, prostata e vescica, seno e ovaie, fino ad alcune forme di leucemia. Il fumo, inoltre, rappresenta il principale fattore di rischio per le malattie respiratorie non neoplastiche ed è connesso a problemi cardiovascolari. Non si escludono un precoce danno renale diabetico né danni alla sessualità maschile, ma impatta negativamente anche sull’apparato riproduttivo femminile, generalmente causando menopause precoci.

Una donna incinta che fuma è maggiormente esposta al rischio di aborti, di bambini nati morti, e di avere neonati sottopeso. Non mancano neppure danni estetici legati al fumo, come ingiallimento dei denti e gengive bianche, invecchiamento della pelle. Negli ultimi anni si è diffusa sempre più la tendenza all’uso di sigarette elettroniche. Tuttavia, un recente studio statunitense attesta che gli utilizzatori di sigarette elettroniche e narghilè sono più esposti ai rischi di tumore al naso.

Sigarette elettroniche e rischi di tumore naso: lo studio

Sigarette elettroniche e narghilè espongono a rischi maggiori le vie aeree superiori, perché si esala dal naso.

Quindi, tra le malattie che potrebbe sviluppare chi preferisce la sigaretta elettronica a quella tradizionale, ci sono i tumori di cavità nasale, seni paranasali e gola. Essi appaiono più frequenti negli svapatori rispetto ai tabagisti affezionati alla classica sigaretta.

Lo dimostra un recente studio americano.

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