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Chiapperini: “Ecco perché la Russia ha inviato i generali in prima linea”

Cecchini, comandi centralizzati e scarsità di comunicazioni, Luigi Chiapperini spiega perché la Russia abbia inviato i generali in prima linea

Il generale Andrei Sukhovetsky, uno de primi ad essere uccisi

Luigi Chiapperini ha spiegato in una bella intervista a Fanpage perché la Russia abbia inviato i generali in prima linea. Il generale di Corpo d’Armata, già Comandante del contingente multinazionale NATO in Afghanistan tra il 2012 e il 2013, spiega le ragioni di una scelta che ha portato alla morte di molti alti ufficiali.

Sarebbero una dozzina i comandanti morti e quattro con il grado di generale:  Andrei Sukhovetsky, Vitaly Gerasimov, Andrei Mordichev ed Andrei Kolesnikov. Ha spiegato Chiapperini: “In Europa di guerre come quella che è scoppiata in Ucraina non ne vedevamo dal lontano 1945: formazioni corazzate che si scontrano, combattimenti nei boschi, assedi e combattimenti nei centri abitati, forzamenti di corsi d’acqua, aviosbarchi e sbarchi anfibi, duelli aerei”. 

Perché i generali in prima linea

“Risulta pertanto opportuno verificare cosa sia avvenuto in passato in conflitti similari e ci accorgeremmo che le uccisioni di questo tipo non sono poi così rare”. Poi Chiapperini ha citato i casi di molti alti ufficiali italiani morti combattendo in prima linea. E ancora: “Perdere un ufficiale di alto rango come un generale o un ammiraglio rende più debole una unità militare. Dopo la bandiera di guerra che ne è il simbolo, il comandante rappresenta l’anima e il cuore di un reparto, specialmente se è ben voluto dai suoi sottoposti.

È lui che ha guidato la pianificazione di un’azione militare, lui che ha dato e continua a dare durante l’azione gli ordini esecutivi, lui che fa azione morale e sprona i dipendenti”. 

Cecchini e comandi mobili centralizzati

Poi la spiegazione tecnica: “Si è parlato anche di uno stile di combattimento dall’esercito della Russia con un processo decisionale molto centralizzato che, per presunte difficoltà nelle comunicazioni, avrebbe impedito ai generali se distanti dalla linea di contatto di coordinare al meglio le operazioni.

Può essere accaduto, anche se con l’introduzione dei Task Group di livello battaglione con una libertà di azione sul terreno più accentuata, quel retaggio della dottrina del Patto di Varsavia sembrerebbe essere stato, non sempre con i risultati sperati, parzialmente superato”. E poi: “Molto più verosimile invece è la possibilità che specialmente nei combattimenti negli abitati gli ucraini siano stati in grado di far operare nuclei di tiratori scelti nelle retrovie dell’esercito russo in grado di colpire anche a grandi distanze, con armi portatili di precisione, bersagli di alto valore come appunto i comandanti dei reparti russi”.

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