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Chiara Appendino contro Elisabetta Franchi: “Non si può sentire”

L'attacco frontale dell'ex sindaco di Torino, Chiara Appendino, nei confronti di Elisabetta Franchi: il post su Facebook è infuocato

Chiara Appendino

L’ex sindaco di Torino, Chiara Appendino, esponente del partito del Movimento 5 Stelle, non le manda a dire a Elisabetta Franchi. In un lungo post su Facebook fatto in occasione della festa della mamma, celebrata come sempre l’8 maggio, la Appendino torna sul tema delle donne e del lavoro.

Chiara Appendino contro Elisabetta Franchi: le parole sulle donne

Le parole della famosa imprenditrice della moda Elisabetta Franchi, non sono andate giù all’ex sindaco del Movimento 5 Stelle di Torino. La Franchi aveva recentemente dichiarato di assumere solo donne sopra i 40 anni, perché, avendo presumibilmente già avuto figli, si possono dedicare al lavoro 24 ore su 24.

L’attacco frontale di Chiara Appendino: il post su Facebook

In occasione della celebrazione della festa della mamma, Chiara Appendino, ha approfittato del suo spazio Facebook, per scrivere un lungo messaggio in cui fa riferimento diretto proprio alle parole della Franchi: “Voglio rivolgere gli auguri a tutte quelle donne che, prima o dopo gli ‘-anta’ si sono sentite sminuite, umiliate, in colpa, per il solo fatto di essersi prese la responsabilità di mettere al mondo una vita.

Cosa che magari le ha distratte dal poter lavorare h24, specie se non avevano uomini a casa che le aiutavano. Vede signora Franchi, io non ho nulla da eccepire sul fatto che un imprenditore, legittimamente, voglia vedere la sua azienda funzionare sempre al meglio. Ma se un’azienda è organizzata in modo tale da non funzionare più se si assenta una figura chiave, il problema non è della figura che si assenta, bensì dell’azienda stessa.

In secondo luogo, mi perdoni, ma quel “lavorare h24” non si può sentire. Una donna che ama il suo lavoro e l’azienda in cui lavora, sarà la prima a voler tornare a dare il suo contributo il prima possibile. Certo, per apprezzarlo bisognerebbe uscire da una mentalità ottocentesca del lavoro come quantità e iniziare a parlare di qualità“.

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