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Christian Boltanski, artista tra Storia, memoria e riconosimenti

Milano, 14 lug. (askanews) – Christian Boltanski, uno degli artisti che hanno contribuito a dare al contemporaneo l’aspetto che conosciamo oggi, è morto a 76 anni. Le sue installazioni, i suoi film e le sue fotografie hanno raccontato la perdita, la violenza, la memoria. Ma ci hanno anche insegnato, come diceva lo stesso artista francese, che ogni cosa è un’informazione dalla quale si possono poi costruire delle storie e che l’artista e lo spettatore non devono scoprire nulla, solo riconoscere quanto sta già davanti ai loro occhi.

Per ricordarlo oggi possiamo scegliere le celebri montagne di vestiti, quegli “oggetti al grado zero”, che aveva portato anche in Pirelli HangarBicocca a Milano insieme ad Hans-Ulrich Obrist, e che aveva invitato il pubblico a portarsi a casa, in questo modo dando pieno compimento alla mostra e, al tempo stesso, distruggendola.

Oppure possiamo andare nel deserto di Atacama in Cile, dove Boltanski aveva installato 300 campanellini giapponesi su piante mosse dal vento, in un luogo naturalisticamente meraviglioso, ma anche tragicamente diventato un cimitero per le vittime della dittatura di Pinochet.

Qui il suono delle campanelle continua a creare una musica che sembra venire dal cielo, qualcosa di celestiale. E accompagna la solitudine e l’affetto disperato con cui i familiari ancora vanno sul posto a cercare le tracce dei propri cari. E’ possibile che proprio in questa unione, apparentemente inimaginabile di bellezza estrema e dramma assoluto ci sia una delle lezioni più importanti che l’arte di Boltanski ci lascia.

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