Ciocchetti (UDC): risolvere crisi stabilizzando i precari
Cronaca

Ciocchetti (UDC): risolvere crisi stabilizzando i precari

Per venire a capo della crisi, bisogna innanzitutto stabilizzare la situazione dei precari: è il concetto base di una lettera scritta a un famoso quotidiano romano da Luciano Ciocchetti, vicepresidente della regione Lazio, in quota UDC.
”Propongo di affrontare la questione della stabilizzazione dei precari, con lucidità, secondo percorsi che siano i piu’ innovativi possibili – scrive Ciocchetti – la regione Lazio puo’ divenire un laboratorio iniziale di ingegneria sociale, garantendo certezza occupazionale a migliaia di precari”.

Il dato che colpisce di più, è che nell’ultimo anno, gli avviamente stabili sono diminuiti del 20% per le donne (gli uomini sono al 13). Un altro dato preoccupante è che il tasso di disoccupazione è salito vertiginosamente negli ultimi anni:
6.38% – 2007
7.53% – 2008
8.48% – 2009
9.30% – 2010

Partendo da quest’analisi, e tenendo conto dei vincoli finanziari e delle attuali normative da rispettare, Ciocchetti sostiene che le soluzioni da adottare non possono più essere di natura ordinaria.

Abbiamo sentito Emiliano Belmonte, responsabile ufficio stampa del vicepresidente, che ci ha preannunciato un’elaborazione di una proposta nazionale, senza però entrare nel merito, in quanto Ciocchetti e i suoi collaboratori stanno ancora portando avanti la stesura di una piattaforma specifica a risolvere il problema.
Si attendono sviluppi.

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1 Commento su Ciocchetti (UDC): risolvere crisi stabilizzando i precari

  1. Molto interessanti le parole del vicepresidente ciocchetti,ma allora mi verrebbe da chiedergli se per trovare lavoro devo recarmi nel suo ufficio e consegnargli il mio curriculum,oppure se in una giornata come quella di ieri in cui quattro operaie perdono la vita per pochi spiccioli all’ora il dottor ciocchetti si sia chiesto cosa possono fare gli uomini e le donne del suo partito per un problema enorme come quello della sicurezza sul lavoro.

    Oppure se è arrivato il momento di utilizzare le benedette leggi regionali per la sicurezza sul lavoro,leggi che sono costate anni di dure battaglie di lavoratrici e lavoratori.

    Si sarebbe tentati di tornare con la mente ai secoli passati, ma non serve. Condizioni di lavoro del genere non sono affatto cosa dell’Ottocento e nemmeno un’eccezione. Ci diranno che il padroncino di turno non rispettava le regole, che sfruttava impietosamente il lavoro delle operaie. Ma la storia da raccontare sarebbe un’altra. Se i carnefici li si può trovare a Barletta, se gli assassini, come li chiamano oggi i parenti delle vittime, sono lì, e si annidano anche nelle istituzioni, i mandanti sono altrove. Perché lavorare su turni massacranti e con paghe ridicole è il modo attraverso cui le grandi imprese cercano di sfornare merci che siano competitive.

    E addirittura qualche anno fa il giornale della Confindustria parlava di un distretto pugliese cui bisognava dare più visibilità, perché esempio virtuoso di quell’industria “che esporta in tutto il mondo e i cui costi sono probabilmente paragonabili a quelli del Far East” (Il Sole 24 Ore, maggio 1999).

    Questo è il modello di sviluppo che il capitale sta imponendo anche in diverse zone di questo paese,a Roma come a Barletta oppure a Napoli.
    Guardiamo alla Cina, al Vietnam o anche alle repubbliche centroameric
    cane e ci indigniamo per le condizioni di lavoro cui sono costretti tante operaie e tanti operai.

    Sono mondi lontani, una sorta di passato da cui ci saremmo allontanati una volta per tutte lungo il corso del Ventesimo secolo.

    Ma se guardassimo un po’ meno sbadatamente nei sottoscala dei nostri palazzi, nelle palazzine delle nostre città, forse riusciremmo a capire che la consolazione di proiettare in mondi lontani ed arretrati la durezza dello sfruttamento capitalistico è solo un’illusione.
    Non ieri ma oggi; non lì ma qui: sono questi tempi e luoghi dello sfruttamento, anche di quello più brutale

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