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Circolare dell’Esercito, Tricarico: “Nessuna chiamata alle armi, ecco cosa significa”

Tricarico ha illustrato il significato della circolare con cui l'Esercito Italiano ha invitato le unità a tenersi pronte ed operative.

Il generale Leonardo Tricarico

Il generale Leonardo Tricarico, già capo di stato maggiore dell’Aeronautica e presidente della Fondazione Icsa, ha spiegato il significato della circolare con cui lo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano ha chiesto, tra le altre cose, che tutte le unità rimangano pronte ad intervenire al 100% con personale anche medico e sanitario

Tricarico spiega la circolare dell’Esercito

Intervistato da Fanpage.it, ha spiegato che ciò non significa che l’Italia si sta preparando a entrare in guerra a fianco dell’Ucraina né che ci siano le condizioni per una pre-allerta. Detto ciò, ha continuato, le forze armate italiane sono sempre pronte e hanno tempi di risposta molti rapidi: tutti i reparti sono pronti a intervenire non appena il governo chiama. La circolare ha il solo scopo di verificare che tutti i reparti siano pronti e operativi: “Non bisogna quindi preoccuparsi, ma dobbiamo essere al meglio delle nostre capacità“.

Tricarico: “Trattativa unico modo per fermare la guerra”

Per quanto riguarda lo scenario dei prossimi giorni, l’idea che si è fatto Tricarico è che si debba arrivare ad una trattativa il prima possibile cercando un accordo sulla neutralità sperando che Putin non alzi l’asticella. “Eppure un intervento nei giorni scorsi della Nato poteva depotenziare in modo irreversibile l’esercito di Putin, ora più tempo passa più le cose si complicano“, ha evidenziato.

Secondo lui i paesi alleati avrebbero infatti potuto mettere i russi di fronte al fatto compiuto, mentre ora che lo scenario si sta estendendo “può essere che il fatto compiuto non venga più accettato“.

Ora l’unico modo per uscirne è trovare una trattativa. Se non si raggiungesse un accordo, a suo dire la guerra continuerà fin quando Russia e Ucraina avranno forze. La Nato potrà intervenire in sua piena autonomia dall’Onu quando vorrà, ha concluso: ci sarà una consultazione per capire quali Paesi decideranno di intervenire.

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