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L’opinione di Giulio Cavalli

Code per i tamponi e prezzo alle stelle delle Ffp2, almeno non chiamateli i migliori

In Italia è quasi impossibile riuscire a farsi un tampone in tempi ragionevoli e se si trova l’occasione di un tampone spesso è a proprie spese perché il sistema di tracciamento delle Ats è completamente saltato.

Covid Draghi

Siamo ancora qui. Siamo sempre qui. C’è il vaccino, è vero, e il vaccino funziona: mentre esplodono i numeri dei nuovi contagi la percentuale di ospedalizzazioni, di terapie intensive e di decessi ci dice chiaramente che la scienza ha fatto la sua parte.

Il vaccino funziona, benissimo.

Ma tutto il resto? Per dire, che il vaccino funzioni ma che fosse necessario non farlo diventare un orpello solo per i ricchi ma distribuirlo a tutti ce lo ricorda proprio in questi giorni la variante Omicron che infesta i dati. Non occuparsi del cosiddetto “terzo mondo” ha provocato l’ennesima variante che ha smutandato un mondo che non riesce a capire come una pandemia mondiale abbia bisogno di una soluzione mondiale, uscendo dalla logica egoistica del proteggere solo se stessi, i propri cari e i proprio interessi.

E il resto? Il resto è qui, sotto gli occhi di tutti, anche se tutti vedono, pochi scrivono e ancora meno mettono in fila i fatti per sollevare qualche critica: in Italia è quasi impossibile riuscire a farsi un tampone in tempi ragionevoli. Se si trova l’occasione di un tampone spesso è a proprie spese perché il sistema di tracciamento delle Ats è completamente saltato (pensateci bene, quando mai è stato a regime se non nei momenti di calma?).

Funziona così: si ha un contatto con un positivo, diventa quasi impossibile contattare il proprio medico di medicina generale (tanto non servivano, diceva Giorgetti) perché sono travolti dalle chiamate, nessuna risposta dall’Ats. Non si tratta solo dei tamponi, come prova a smussare il generalissimo Figliuolo, e non si tratta nemmeno di fare la coda per qualche promozione d’abiti firmati come incautamente si è permesso di dire il paternalistico militare. Fare un tampone significa sapere con certezza se esiste il rischio per se stesso e per gli altri, fare il tampone significa molto spesso in questi giorni avere la possibilità di uscire dalla quarantena per poter andare a lavorare.

Farsi un tampone è un diritto e rendere fruibili i tamponi è il dovere del governo, Figliuolo in primis. Non solo. Se si riesce a trovarne uno si scopre amaramente che i privati hanno alzato i prezzi proprio sfruttando l’impennata della domanda. È il mercato, bellezza. Ma se un diritto diventa impossibile da ottenere dal pubblico e se il privato ne approfitta per l’emergenza significa che il sistema non solo non funziona ma fa pure schifo.

Insieme ai tamponi ci sono le mascherine Ffp2 diventate obbligatorie in un decreto firmato con il favore delle feste. Vi ricordate gli strepiti per i decreti all’ultimo momento che si levavano al cielo l’anno scorso? Ora niente. Zitto Renzi, zitto Salvini, zitti tutti quelli che sono riusciti a gonfiare il proprio bacino di voti sottolineando le mancanze. Il potere del governo Draghi consiste in una “normalizzazione” spaventosamente virale.

Immagino già le risposte: con Conte e Arcuri sarebbe stato peggio, ripetono ossessivamente. Ma qui Conte e Arcuri non c’entrano un fico secco, alle persone in coda sotto la pioggia fuori dalle farmacie non importa delle diatribe o delle rivendicazioni di politici intenti a fare la gara del centro tavola più lungo. Non sono le quarantene a bloccare il Paese. Sono i tamponi che mancano, i medici di base che non rispondono, le Ats che sono ingolfate. A bloccare il Paese è un Paese che ha gli stessi problemi da 20 mesi. Non dirlo e non riconoscerlo è ipocrita e pericoloso. “Con gli altri sarebbe stato peggio” è una difesa da tifosi che non intacca la realtà, è solo propaganda sulla pelle di un sistema in crisi. E almeno non chiamateli “i migliori”. Al massimo sono “i meno peggio”. E va male uguale.

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