Codice Lilla al pronto soccorso. Ma nessuno lo conosce
Codice Lilla al pronto soccorso. Ma nessuno lo conosce
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Codice Lilla al pronto soccorso. Ma nessuno lo conosce

codice lilla ministero
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Codice Lilla, annunciato come una delle novità più importanti per i cittadini. Ma non esistono strutture di pronto soccorso che l'hanno attivato.

Codice Lilla per accogliere in Pronto Soccorso i pazienti affetti da disturbi alimentari. Lo annunciava il Ministero della Salute, con tanto di documenti “operativi”, utili a riconoscere questo tipo di patologie e dunque aiutare il personale sanitario a fronteggiare l’incontro con questi difficili pazienti. Eppure nessuna sa di preciso di cosa si tratti, neppure all’interno delle strutture ospedaliere. Il Codice Lilla “è una specie di Ufo della sanità italiana“, la denuncia di Leggo. Come spesso accade l’importante introduzione, una procedura che finalmente aiutasse a riconoscere ed intervenire per tempo su pazienti affetti da una malattia tanto camaleontica quanto sommersa, si è perso nel mare delle comunicazioni burocratiche e legislative italiane. Nessuno sa cosa sia, tantomeno esistono strutture di pronto soccorso che l’hanno attivato.

Oltre 3 milioni di persone affette da DA

In Italia, sono oltre 3 milioni le persone affette da disturbi dell’alimentazione: non si parla solo di anoressia e bulimia, ma anche obesità, malnutrizione. Il Codice Lilla si sarebbe dovuto rivolgere anche a pazienti disidratati, con reni e polmoni compromessi.

Ma nessuna tanto millantata introduzione – l’annuncio dell’avvio del programma risale al marzo 2018 – c’è stata per loro. Nessun manuale di “Interventi per l’accoglienza, il triage, la valutazione ed il trattamento del paziente con disturbi della nutrizione e dell’alimentazione” per il personale medico-sanitario e nessuna guida ai genitori e parenti dei pazienti con DA.

Codice Lilla, questo sconosciuto

A fine agosto 2018 il Ministero aveva diramato le informative generali ai vari ospedali, ma da allora più nulla. Leggo ha contattato i pronto soccorso di diversi ospedali del Paese, del Policlinico Umberto I, del San Camillo e del Pertini a Roma: “tutti Dea di primo livello quindi strutture cruciali per l’emergenza”, spiega l’articolo. La risposta del personale medico è sempre la stessa: non abbiamo il Codice Lilla. E a Milano la situazione è la stessa, strutture ospedaliere di primo livello, il il Policlinico, il Niguarda e il Fatebenefratelli, sono tutti sprovvisti di questo codice d’emergenza. Non solo, non ne hanno neppure mai sentito parlare.

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Malgrado gli annunci ufficiali parlassero di due documenti già redatti e di costituzione di un tavolo di lavoro specifico sul tema, per ora resta tutto fermo, senza fondi stanziati né corsi di formazione pianificati. Eppure questo programma potrebbe rispondere ad una vera e propria emergenza sociale: la sollecitazione era giunta al ministero direttamente dalle associazioni dei familiari e dagli operatori sanitari che, come si spiegava in una nota ufficiale, “hanno bisogno di strumenti pratici per un argomento in cui ancora oggi, purtroppo, esiste una estrema disomogeneità di cura e trattamento sull’intero territorio nazionale”. Emergenza legata anche all’abbassamento dell’età media delle persone affette da DA (nella maggior parte dei casi i sintomi si manifestano in età adolescenziale e, a volte, anche a partire dagli 8-10 anni). Tra questi l’anoressia è il disturbo più pericoloso: ha un tasso di mortalità tra i malati del 5/10%.

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