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Comune: poltrone inutili e spese per 44 milioni di euro

Dove vanno a finire i soldi versati dei cittadini di Milano? In parte in spese inutili ed inspiegabili. Nel bilancio del 2010 ci sono stati tagli per 16 milioni di euro, e con la nuova finanziara il Comune ha stabilito che mancheranno 80 milioni di euro dal prossimo anno. Dicono di aver già ridotto all’osso le spese e ridotto le consulenze eppure i 16 assessorati non sono diminuiti, mentre l’opinione pubblica discute sulle poltrone inutili, quelle che potrebbero essere accorpate ad altre funzioni con un risparmio notevole per tutti.

Il centrosinistra strepita: «Da due anni chiediamo di tagliare gli assessorati inutili – dice il capogruppo del Pd in Consiglio, Pierfrancesco Majorino – il sindaco dovrebbe avere il coraggio di dire no alla fame di poltrone dei partiti».

Ecco qui le cosidette poltrone “inutili”: il settore Turismo, marketing territoriale e identità, che potrebbe essere unito agli Eventi, assessorato che, insieme a quello alla Salute e a quello all’Innovazione e alla Ricerca, pesa per 44,5 milioni sul budget più 62 milioni per spese di gestione e di personale.
Il budget più elevato è appannaggio di Gianpaolo Landi di Chiavenna alla Salute: 36 milioni di spese correnti nel 2010, 48 con impiegati, imposte e tasse.

Nel totale 30 sono dedicati agli interventi handicap e salute mentale, come le rette di ricovero (2,5 milioni), l’assistenza domiciliare (2 milioni) fino ai contributi (la voce più importante: 14,5 milioni). certo è che sul totale qualcosa si potrebbe tagliare.
Per il Turismo e l’identità, il Comune spende 7,1 milioni, dove però segnaliamo costi come incarichi e collaborazioni (124mila euro), stampa di cataloghi e pubblicazioni (50mila), inserzioni (16mila), materiali di consumo (1.500 euro) e abbonamenti a riviste (2.200).

L’assessore all’Innovazione e alla ricerca Rossi Bernardi ha il bilancio più leggero: 900mila euro, che superano 4 milioni se si sommano i dipendenti (2,9 milioni), con ben ulteriori 40mila euro di collaborazioni professionali, 9mila euro per l’acquisto di libri e giornali, e 290mila euro di spese.

Ma si sa..in tempo di crisi a risparmiare ci pensano solo i cittadini!


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