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Con Mei la cosmesi italiana riparte dalle erbe selvatiche e dalla natura

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Roma, 5 ott. (Labitalia) - C’è una via italiana della cosmesi e ha un’evoluzione sempre più green. Dalla natura, dalle sue erbe e da quel nostro Genius Loci che include anche la singolarità dell’inventiva umana nella sua variante imprenditoriale arriva un altro...

Roma, 5 ott.

(Labitalia) – C’è una via italiana della cosmesi e ha un’evoluzione sempre più green. Dalla natura, dalle sue erbe e da quel nostro Genius Loci che include anche la singolarità dell’inventiva umana nella sua variante imprenditoriale arriva un altro successo del made in Italy. Un successo preparato e sostenuto da esperienze di livello, com’è il caso di Mei-Migliori Erbe Italiane, un’azienda veneta, con base a San Vendemiano, in provincia di Treviso, che garantisce prodotti 100% naturali ricavati dalle erbe selvatiche.

Prodotti basati sulla forza vitale delle erbe raccolte a mano e lavorati in modo tale che il cosmetico finale possa penetrare nella pelle apportando i benefici degli oli essenziali e dei loro principi benefici.

Del resto, nella percezione della bellezza l’aspetto meramente estetico è passato in secondo piano, mentre emerge quello legato al ripristino dello stato naturale della pelle e del suo mantenimento ottimale. I lunghi periodi di lockdown hanno certo contribuito a stimolare in noi una diversa sensibilità e un diverso approccio al benessere e alla cura del corpo, ma non spiegano da soli il fermento creativo, la vivacità imprenditoriale, i buoni riscontri economici – 11.800 milioni di euro di fatturato nel 2021 con un incremento del 9,9% rispetto all’anno precedente – e il sensibile aumento delle esportazioni.

Forse siamo solo all’inizio di una tendenza già percepibile ma che potrebbe crescere fino a diventare un filone forte del made in Italy non meno brillante di quelli della moda, del design o del cibo. Di fatto, si sta affermando la domanda diffusa di una bellezza non disgiunta dal benessere, e dalla salute, stanchi ormai di soluzioni costose, artificiose e omologanti.

Mei sta diventando nel tempo un punto di riferimento nell’ambito del benessere e della cosmesi naturale.

Che il benessere naturale fosse il futuro lo aveva capito bene Adriana Titton, fondatrice dell’azienda nel 1988. La sua esperienza personale l’aveva portata a esplorare percorsi di guarigione e salute che vedevano esaltata al massimo grado la funzione di organo della pelle. Ridare energia alla pelle e, attraverso di essa, al corpo e alla mente, utilizzando l’eccellenza delle erbe selvatiche, è stato il senso dell’impresa.

Come si sia giunti a questa qualità dei prodotti, in particolare a quegli oli essenziali di Mei, chiamati anche le 'Assolute', che costituiscono un unicum nell’intero panorama cosmetico lo spiega Roberto Paladin, figlio della signora Adriana e oggi Ceo dell’azienda, nonché creatore delle linee di prodotto: “Fin dall’inizio abbiamo deciso di non derogare su nessun aspetto, perché l’efficacia del prodotto, e quindi del trattamento, dipende in modo assoluto dall’integrità delle materie prime e dalla correttezza dei passaggi.

In questo caso, l’etica si sposa perfettamente all’estetica”.

“Da noi, non solo tutto è naturale, ma componenti e procedimenti – spiega – sono garantiti e di alta qualità. Si parte dall’acquisto delle migliori erbe officinali, dalla raccolta fatta a mano nel momento balsamico, dall’essiccazione per quaranta giorni in 'piramide' nell’Appennino tosco-emiliano, area ideale perché tra due mari, dall’estrazione degli oli essenziali con gas inerti, a freddo, senza alcol, solventi o sostanze nocive per giungere alle miscele originali e uniche dove i soli emulsionanti o addensanti ammessi sono burro di karité, aloe e polpa di cetriolo. Il prodotto è talmente sicuro e dermocompatibile da essere edibile, cioè mangiabile. Ed è efficace perché penetra in profondità. Ogni nostro cosmetico è costruito intorno al principio attivo naturale e ne risulta una sorta di declinazione. Non a caso siamo partiti dalla cura dell’interno, cioè dalle tisane”.

“Non voglio dire che noi facciamo un prodotto più naturale degli altri, anzi non è proprio questo il punto. A parità di 'naturalezza', se così si può dire, noi lo facciamo al massimo delle possibilità. Controlliamo tutta la filiera, dalla pianta all’olio, alla formulazione finale, e poi, facendo un paragone con la pasta al pomodoro, posso dire che abbiamo l’arte, abbiamo la fonte d’acqua, abbiamo la macina, il lievito madre, i grani antichi, i pomodori migliori e così via. Certo, facciamo sempre una pasta al pomodoro, ma cerchiamo di farla eccellente, in termini di gusto, di soddisfazione del palato e di salute. Sarà poi il cliente a giudicare. In ogni caso, i nostri prodotti non si limitano a non fare male ma fanno proprio bene”, aggiunge.

“Offriamo un’esperienza a 360 gradi: creme, integratori, tisane, long drink, finger food, percorsi benessere nelle Spa e phitomassopodia con lo strigile, strumento usato nelle terme romane e rimesso a punto per noi dal professor Giuseppe Mazzocco. E tutti gli operatori vengono formati da nostri specialisti in sede o presso le strutture dei clienti”, sottolinea.

Grazie ai suoi prodotti, ai suoi oli speciali e ai suoi trattamenti di bellezza, oggi Mei è in crescita nel settore delle spa e degli hotel di lusso. Presente in circa 500 strutture tra Italia, Germania, Svizzera, Austria, Regno Unito, Emirati Arabi e Oman, approderà prossimamente negli Stati Uniti, a Singapore e in altri paesi dell’Estremo Oriente. Da qualche mese Mei è anche a Vilnius, in Lituania, e sta per arrivare a Londra, a Bruxelles, a Muscat. E proprio in questi giorni, grazie alla partnership con Ambery Spa, gruppo operativo nella creazione e gestione di centri benerssere, Mei approda anche in Portogallo.

“Il mercato sta andando nella nostra direzione, anzi sta venendo verso di noi. Questo non solo perché siamo stati precursori di un processo integrale di salute-bellezza, ma anche perché siamo in sintonia con le diverse culture del benessere, da quella che vige nei paesi del Centro Europa (Svizzera, Austria, Olanda etc.) dove le persone, tra un impegno e l’altro, utilizzano normalmente mezza giornata per ristorarsi e curarsi nelle spa, a quella nostrana legata al concetto di vacanza, a quella dei paesi orientali, a dire il vero ormai stanchi dei soliti brand mondiali. La sovraesposizione ha sortito questo effetto. A mio parere, sta nascendo un’attenzione per i brand indy e non da multinazionale”, osserva.

“A proposito del cambiamento in atto, è interessante notare che spesso i nostri clienti (gestori di spa o di beauty center per l’estetica professionale) diventano nostri partner. Alcuni optano per questa soluzione da subito, altri vi arrivano pian piano verificando l’efficacia dei prodotti. L’andamento del mercato ci dice che manteniamo le nostre promesse di qualità. Raggiungiamo, infatti, il 100% di redemption e non abbiamo, né abbiamo mai avuto, reclami, proprio zero. Un altro nostro obiettivo – prosegue – è formare una forza lavoro di grande qualità, internazionale nella visione ma legata alla forza e alla ricchezza che viene dai territori. Speriamo molto nei giovani che sembrano apprezzare i lavori con un’impronta etica”.

“Siamo al fianco dei gestori o dei proprietari di spa o di beauty center non solo per quanto riguarda i nostri prodotti ma su tutti i fronti. Arriviamo addirittura a consigliare in tema di architettura e di arredamento. Ma il compito principale che ci siamo dati è aumentare le competenze all’interno delle spa. Va portato in formazione tanto il manager, quanto lo spa therapist o l’estetista. Ciascun componente della squadra deve avere una conoscenza piena del processo e dei prodotti così da mettere nelle condizioni il cliente di fare una scelta consapevole. Tutti insieme debbono creare l’ambiente giusto, vasto, avvolgente in cui si possa apprezzare l’alto livello della consulenza professionale”, assicura.

“Tutte e trenta le persone che lavorano con me in azienda sono formate e non parlo solo dei tecnici di laboratorio ma anche dei magazzinieri. Tutte contribuiscono alla qualità del processo e dei prodotti, tutte partecipano a questa avventura di cui ci riteniamo una piccola ma qualificata avanguardia”, conclude.