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Conferenza sul clima a Cancún

Dal 29 novembre al 10 dicembre si tiene a Cancún, in Messico, la “Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico”. Sono 194 i paesi partecipanti, con delegazioni presenti fin dal primo giorno; il 7 dicembre a queste si aggiungeranno i rispettivi Ministri dell’Ambiente e/o dell’Energia, per restituire ai colloqui la credibilità persa dopo Copenaghen. Inizierà quindi la sessione ad “alto livello”, verso l’adozione finale di decisioni e conclusioni, prevista per il 10 dicembre.

La conferenza rappresenta la sedicesima Conferenza delle parti (Cop) della Convenzione Onu sul clima e la sesta Conferenza dei paesi che aderiscono al Protocollo di Kyoto (Cmp). Rispetto agli incontri precedenti, si ha una minore ambiziosità: si punta a cinque mini-accordi, più realisti e realizzabili.
Meno show, più tecnicismi, quest’ anno, rispetto a Copenaghen, dove, al summit del dicembre 2009, le aspettative, caricate anche dalla presenza di oltre 120 capi di Stato e di governo, furono disattese.
“La lezione più importante che abbiamo avuto da Copenaghen è che non c’è un accordo miracoloso che può risolvere il problema del cambiamento climatico”, afferma il segretario esecutivo della Convenzione Onu sul clima (Unfccc), Christiana Figueres.
L’ obiettivo di Cancún sarà invece porre le fondamenta di un’architettura efficace.

In particolare, le questioni su cui si ritiene fondamentale passare all’azione sono: il quadro di riferimento in materia di adattamento ai cambiamenti climatici; il meccanismo per la cooperazione tecnologica, per la condivisione del know how tra Nord e Sud; un aumento della capacità di gestire il fenomeno tramite le istituzioni; la riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado nei paesi in via di sviluppo.
Uno dei temi chiave: i finanziamenti ai paesi poveri, come il “Fast start” dell’UE del 2010-2012, per il quale l’UE ha preso un impegno di 2,4 miliardi di euro. Per ora è arrivata a 2,2 miliardi, dato che mancano i 200 milioni promessi dall’Italia. Ma la commissaria europea al clima Connie Hedegaard è fiduciosa rispetto alle possibilità di successo del progetto.

Secondo lei la conferenza di Cancún è cruciale per mantenere la lotta al cambiamento climatico dentro la cornice multilaterale ONU.

Sono arrivati in Messico anche il WWF e Greenpeace, con forti richieste.
Il WWF “si augura che a Cancún si riconosca in modo esplicito la carenza degli impegni assunti finora per riportare le emissioni a livelli di sicurezza” e trova come principale priorità il raggiungimento di un accordo per poter recuperare il tempo perduto. Le aree più strategiche da questo punto di vista sono i finanziamenti per il clima, la protezione delle foreste, la messa a punto e stipulazione dell’accordo per aiutare le popolazioni più vulnerabili ad adattarsi ai cambiamenti climatici e anche la costruzione di un sistema trasparente per attuare i tagli delle emissioni.
Tra le sfide vi sono le questioni riguardanti la creazione di un insieme di impegni legalmente vincolanti riguardanti la protezione del pianeta e della sua popolazione, e anche il ruolo futuro del Protocollo di Kyoto.

Greenpeace richiede la realizzazione di quattro punti: taglio delle emissioni, maggiori investimenti, un accordo quadro per le foreste e chi le abita, e accordi vincolanti post Kyoto.
Da un punto di vista scientifico, il proposito deciso a Copenaghen di contenere l’aumento della temperatura media entro i 2°C non può essere rispettato; bisogna ridimensionarsi: i Grandi della Terra devono impegnarsi a ridurre le proprie emissioni tra il 25 e il 40% entro il 2020 rispetto al 1990.
Per i finanziamenti, si potrebbe creare un Fondo per il Clima gestito dall’ONU, da alimentare, ad esempio, con una tassa sulle emissioni aeree e navali. Infine, riguardo a Kyoto, che scadrà nel 2012, Greenpeace chiede che entro il prossimo vertice di Durban nel 2011, si giunga all’approvazione di un nuovo Accordo vincolante. “La crisi climatica non si può risolvere con azioni volontarie, occorre un patto con obiettivi certi e vincolanti per le parti firmatarie, unico strumento in grado di spingere le Nazioni verso scelte coraggiose”

Se i nuovi negoziati dovessero fallire ancora una volta (un’ipotesi non così assurda: si tratta di mettere d’accordo quasi 200 paesi!), i paesi più avanzati potrebbero decidere di disertare meeting tanto “faraonici” e scegliere sedi più ristrette, come il G20, tagliando fuori i Paesi più poveri, che sono anche i più colpiti dagli effetti del cambiamento del clima.

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