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Congresso PD, Bersani vuole la candidatura di Letta
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Congresso PD, Bersani vuole la candidatura di Letta

Bersani: «quando si faranno le primarie saranno primarie aperte» Alfredo D’Attorre: «è inutile che Renzi si candidi»

Se c’è Renzi, deve sfidarlo Enrico”, con queste parole ricche di sfida si fanno sentire gli uomini dell’ex leader PD che per non lasciare nulla di intentato, i bersaniani lanciano Letta come miglior candidato da contrapporre a Renzi. Visto che l’arma del rinvio del congresso è già spuntata – «si farà entro l’anno», conferma Epifani – gli uomini dell’ex leader, che preferisce non scoprirsi in prima persona, fanno un ragionamento semplice: al di là degli infingimenti, se ci sarà Renzi in campo è chiaro che si voterà anche per la premiership e in quel caso dovrà correre pure Letta. Viceversa, solo se Renzi non si candidasse sarebbe possibile eleggere un segretario vero che si occupi unicamente del partito senza altri scopi, mettendo al riparo il governo.

Pubblicamente, alla Festa dell’Unità di Roma, Bersani la mette giù così: chiedendo di confermare la deroga allo statuto che elimina l’automatismo tra segretario e candidato premier; e lanciandosi poi in una spiegazione in politichese della sua linea: «Adesso è sensato rafforzare il partito, che ha bisogno di qualcuno che ci si dedichi, quando si faranno le primarie saranno primarie aperte, non necessariamente con un solo candidato del Pd».

Ma a parlare chiaro – e a delineare uno sbocco che agli occhi dei lettiani assomiglia ad «una provocazione ai limiti del paradosso» – è l’interprete più fedele del pensiero bersaniano, Alfredo D’Attorre, autore del documento «Fare il Pd», ribattezzato la “mozione Bersani”. In pieno Transatlantico, parlando della Direzione convocata venerdì – dove Letta sarà presente ma Renzi non si sa – D’Attorre spiega su cosa ci sarà «il chiarimento: bisogna decidere se deve essere un congresso di ispirazione veltroniana, per scegliere un leader che ci conduca alla battaglia quando si andrà alle urne; e in quel caso se c’è Renzi si deve candidare pure Letta. O se fare un congresso per scegliere un segretario che si impegni a dedicarsi per quattro anni al partito e a sostenere per 18 mesi questo governo: bisogna parlare un linguaggio di verità e in questo secondo caso è inutile che Renzi si candidi». «Sì, lo sappiamo, loro sperano che venerdì Enrico lanci il suo guanto di sfida, ma non lo farà», taglia corto Marco Meloni, fedelissimo del premier.

E anche dalle parti di Franceschini l’idea viene derubricata, «sarebbe un drammatico errore, perché vorrebbe dire usare il governo a fini congressuali e invece con Matteo dobbiamo concordare un percorso condiviso», dice Antonello Giacomelli. Facendo capire che altro conto sarebbe se il rottamatore si ritirasse dal congresso contribuendo a decidere un candidato a lui gradito per reggere il partito e non logorarsi con le beghe del Pd serbando il suo smalto per la futura premiership. E dunque venerdì, nel primo round della Direzione Letta ribadirà le ragioni di un sostegno ad «un governo non solo amico, di cui tutto il Pd senza smarcamenti deve rivendicare le cose buone». I renziani da giorni monitorano le mosse dei bersaniani che fanno sfoggio dei sondaggi di popolarità su Letta e fanno spallucce, «certo Matteo non rischierebbe di perderla la sfida neanche con Enrico».

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