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Contro cancro seno avanzato biopsia liquida e cure mirate

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Milano, 4 ott. (Adnkronos Salute) - "E' cambiato tanto in questi anni per le donne con tumore al seno avanzato". In particolare "per i tumori ormono-sensibili, cosiddetti luminali, abbiamo avuto una vera rivoluzione terapeutica" che ha allungato l'aspettativa di vita de...

Milano, 4 ott.

(Adnkronos Salute) – "E' cambiato tanto in questi anni per le donne con tumore al seno avanzato". In particolare "per i tumori ormono-sensibili, cosiddetti luminali, abbiamo avuto una vera rivoluzione terapeutica" che ha allungato l'aspettativa di vita delle pazienti. Abbiamo tanti nuovi farmaci che ci consentono di gestire la malattia in maniera molto più efficace. E in un futuro prossimo ne aspettiamo diversi altri". Anche l'Italia è in campo e dà il suo contributo.

"I progetti sono tanti, ma in questo settore specifico forse lo studio che ha catturato l'attenzione internazionale in questo momento è lo studio BioItaLEE. E' uno studio di biomarcatori. Non cerchiamo quindi una nuova terapia, ma dei parametri molecolari per capire chi è sensibile o resistente alla terapia con ribociclib" in combinazione con letrozolo. E' uno studio molto avanzato che si basa su biopsia liquida: facciamo il prelievo alle pazienti e andiamo a cercare i frammenti di Dna che il tumore lascia nel sangue, li sequenziamo e valutiamo la presenza di mutazioni.

Da questo ci aspettiamo tanto".

A tracciare all'Adnkronos Salute il quadro delle terapie, l'impegno della ricerca tricolore e le prospettive future per le donne con tumore al seno metastatico è Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di oncologia senologica e toraco-polmonare all'Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli, oggi a Milano a margine della presentazione di 'Note di vita', un decalogo che aiuta a comprendere stati d'animo ed emozioni di chi convive con la malattia avanzata.

Lo strumento nasce dalla campagna 'E' tempo di vita', promossa da Novartis Italia in collaborazione con Salute Donna Onlus e viene diffuso in vista della Giornata nazionale del tumore al seno metastatico (13 ottobre).

Da un lato la condivisione di emozioni e del vissuto delle pazienti, dall'altro la corsa della ricerca, e gli specialisti al lavoro per cure sempre più mirate e rispettose della qualità di vita. "Oggi già il quadro è cambiato soprattutto con l'avvento degli inibitori delle cicline, tecnicamente inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti.

Sono tre: ribociclib, palbociclib e l'abemaciclib e la buona notizia è che questi farmaci sono in grado di prolungare la sopravvivenza cronicizzando la malattia. Questa era una cosa che non avevamo mai osservato in sperimentazioni cliniche precedenti sul tumore mammario metastatico luminale – riflette De Laurentiis – Adesso l'aspettativa di vita è passata a una mediana di più di 5 anni, il che vuol dire che la metà delle nostre donne vivranno certamente di più. E se questo può sembrare ancora insoddisfacente, diciamo che è tutto tempo che guadagniamo in vista degli altri farmaci rivoluzionari in arrivo, e ce ne sono tanti".

"Avere un'aspettativa di vita più lunga – fa notare l'oncologo – significa dunque anche avere la possibilità di accedere a nuovi farmaci. E ci auguriamo nel giro di 10-15, massimo 20 anni, anche di guarire la malattia metastatica".

Lo sguardo di De Laurentiis è ottimista: "Per questo sottotipo particolare di tumore ormonosensibile si prospetta, in un futuro davvero prossimo, l'avvento dei cosiddetti anticorpi farmaco-coniugati, sui quali abbiamo già i risultati e sappiamo che sono estremamente interessanti. Sono degli anticorpi monoclonali che raggiungono la cellula tumorale e penetrano all'interno con dei potentissimi chemioterapici. Così potenti che non potremmo somministrarli in vena, mentre con questo meccanismo selettivo sulle cellule otteniamo risultati straordinari a fronte di tossicità contenuta".

E poi c'è la biopsia liquida che diventa un 'faro' per mirare sempre meglio le terapie. Con la prospettiva di affinare sempre di più gli strumenti a disposizione. "Già adesso siamo in grado con due soli prelievi a distanza di 15 giorni di identificare pazienti chiaramente resistenti a ribociclib o chiaramente responsive – evidenzia De Laurentiis – Il passo successivo è capire a quale specifica mutazione appare legata la resistenza allo scopo di individuare farmaci che possano superare questi meccanismi di resistenza. Per adesso quindi abbiamo risultati molto interessanti. Ma è solo l'inizio di una storia che contiamo di raccontare nei prossimi 3-4 anni".