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Coprifuoco alle 22, il Cts: “Non abbiamo dati sulle conseguenze di tenere aperto un’ora in più”

L’immunologo ha spiegato la situazione in merito al coprifuoco attualmente fissato alle ore 22: le parole dell’esperto.

Coprifuoco alle 22, le parole di Abrignani

Il coprifuoco alle 22 è ormai da diverso tempo al centro di un dibattito che divide il mondo della politica e della sanità. Da un lato c’è chi lo ritiene elemento imprescindibile, dall’altro è motivo di problemi anche di natura economica, soprattutto con le riaperture di alcune attività.

Sulla questione è intervenuto Sergio Abrignani, immunologo e componente del Comitato tecnico scientifico. Secondo l’esperto non esiste al momento alcun dato che dimostrerebbe rischi maggiori con il passaggio dalle 22 alle 23. Nel frattempo, comunque, il Cts ha chiesto di mantenere l’orario previsto dal nuovo decreto.

Coprifuoco alle 22, le parole dell’esperto

Abrignani è intervenuto durante la trasmissione Agorà in onda su Rai3. “Non c’è nessun dato scientifico su cosa voglia dire un’ora in più aperti o un’ora chiusi.

Non esiste, come nel 99% delle cose che ci hanno interessato di questa pandemia e che sono state decise sulla base di supposizioni scientifiche, sempre con la tendenza alla mitigazione del rischio”.

Coprifuoco alle 22, a chi spetta la decisione

L’esperto ha comunque voluto precisare alcune questioni. “C’è stato un comunicato del nostro portavoce Silvio Brusaferro su questo, in cui si diceva che noi siamo a favore di tutta una serie di mitigazioni del rischio – conclude Abrignani – e si diceva del mantenimento del coprifuoco.

Il Cts non decide mai nulla, dà dei pareri. Le decisioni sono sempre della politica. Noi diamo dei pareri in scienza e coscienza, sulla base dei dati“.

Coprifuoco alle 22 o alle 23?

La questione va ben oltre. Il matematico dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac) Giovanni Sebastiani si è espresso sulle riaperture ritenendole premature e prevedendo che nel giro di tre o cinque settimane si sarà costretti a chiudere di nuovo.

Secondo Sebastiani i numeri dell’Italia sconsigliavano di allentare le restrizioni. Per questo, secondo Sebastiani, con più di mezza Italia in zona gialla entro 7-10 giorni la curva tornerà piatta e poi ricomincerà a salire. “La ripartenza andava rinviata a fine maggio dopo aver completato le vaccinazioni degli over 70″.

Nel frattempo il presidente Draghi, dopo aver presentato il PNRR alla Camera, sta illustrando il piano anche in Senato. A chi lo ha accusato di aver lasciato troppo poco tempo per la discussione in Parlamento, ha risposto che “se si presenta prima il piano si ha accesso subito ai fondi del Recovery, altrimenti bisogna aspettare“.

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