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Corea del Nord, successo del missile intercontinentale

Un soldato della Corea del Nord presidia la zona di lancio dei missili Musudan
Un soldato della Corea del Nord presidia la zona di lancio dei missili Musudan

La Corea del Nord ha annunciato che il missile lanciato oggi, e finito in acque giapponesi, era “intercontinentale”.

“Il lancio è riuscito”, sottolineano soddisfatti da Pyongyang. In precedenza il regime della Corea del Nord aveva annunciato che avrebbe fatto un importante annuncio alle 15 locali (8:30 in Italia), in seguito al lancio del missile balistico di questa mattina.

Si tratta di un Hwasong-14, è uno dei più potenti finora mai ottenuto, che avrebbe volato a un’altezza di 2800 chilometri e per 39 minuti. Il clamoroso traguardo, annunciato alle 3.30 di Pyongyang, non ha ancora trovato conferme ufficiali ma tutti gli esperti sono concordi: questa mattina, all’undicesimo lancio dell’anno, la Corea del Nord è riuscita a far volare per una quarantina di minuti e 930 chilometri quel missile intercontinentale che aveva giurato di essere pronto a testare nell’ormai famoso discorso di Capodanno.

Allarme in Giappone e Usa

Questo ennesimo missile, desta preoccupazione in Asia.

Il lancio odierno mostra chiaramente come la minaccia di Pyongyang diventi sempre più pericolosa” ha detto il premier giapponese Shinzo Abe in un incontro con la stampa.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato l’ennesimo lancio di un missile da parte della Corea del Nord con alcuni tweet, augurandosi, fra l’altro, che la Cina, tra i principali alleati di Pyongyang, “prema con decisione sulla Corea del Nord e faccia finire questo nonsenso una volta per tutte“. Poco prima un altro tweet: “Questo tizio (riferito al leader nordcoreano Kim Jong Un) non ha niente di meglio da fare con la sua vita? Difficile credere che Corea del Sud e Giappone possano sopportare a lungo questa situazione“.

Nel corso delle settimane, Trump aveva più volte fatto capire che la situazione non può essere a lungo tollerata.

L’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley in una serie di interviste, ha confermato poi questa linea: “Non faremo qualcosa a meno che non ce ne dia motivo”, ha spiegato la delegata, citando ad esempio un attacco ad una base militare americana o l’uso di un missile balistico intercontinentale.

Questo nuovo test sembra “un vero guanto di sfida”, perché il lancio sembra il più pericoloso avvenuto fin qui, probabilmente ci sarà un nuovo test dell’Hwasong-12 (già provato a maggio), e che stavolta con l’inclinazione giusta – dicono con preoccupazione gli esperti Usa – avrebbe potuto raggiungere l’Alaska.

Tutto questo nonostante le aperture di Moon Jay-in, il nuovo leader di Seul, che ospite a Washington pochi giorni fa aveva strappato a Trump l’appoggio alla linea morbida, sottolineando l’opportunità di tenere aperta la porta al dialogo “sotto le giuste circostanze”.

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