> > Cosa ci siamo persi di Ischia: che mezza Italia sta messa uguale

Cosa ci siamo persi di Ischia: che mezza Italia sta messa uguale

Ischia

Il disastro di Casamicciola ci ha lasciato diverse riflessioni sul tema dell'abusivismo edilizio: ma a che punto siamo in Italia?

Ci sono sempre state bellissime massime a guidare la saggezza degli uomini, solo che le massime non hanno il dono della praticità, specie oggi che servono più che altro per lardellare i social di una saggezza che la maggior parte di noi non ha mai avuto e non avrà mai.

Ecco perché sperare che un sistema complesso come quello dei governi italiani dal Boom ad oggi comprenda che noi, loro inclusi, siamo molto più della somma dei nostri errori è azione vana.

Va da sé che quando parliamo del Boom e del cosiddetto “abusivismo di necessità” non mettiamo tutto all’indice: quello era un paese talmente voracemente occupato a crescere ed a sostituire l’aratro con il frigo che i legislatori furono i primi a non vedere e resero orbi anche i nostri padri.

Ed ecco perché sulla strage di Ischia (non tragedia, quelle le innesca il Destino) decisamente ed ancora una volta ci siamo persi qualcosa. Cosa? Una faccenda semplice che però nell’indole smemorata degli italiani manca da sempre: che mezza Italia sta messa paro paro come l’isola di cui oggi piangiamo i morti. Senza pelosità quantitative ma con sufficiente piglio matematico prendiamoci alcuni dati. I primi sono quelli del Rapporto Bes 2021: al netto di una omogeneità che non esiste perché il nostro è da sempre paese tripartito il 28,2% delle costruzioni totali al Sud del paese è abusiva.

Come siamo messi ad abusi edilizi e dissesto

Al Centro siamo al 12,1% ed al Nord al 4,1%. Ma su quale percentuale? in Italia nel 2021 le costruzioni autorizzate erano l’86,9%, ed il 13,1% era abusivo, cioè a metà strada esatta fra fuori legge ed in pericolo serissimo. Perché serissimo? Perché secondo la Protezione Civile più del 90% dei comuni italiani, non del generico territorio ma dei posti dove prendiamo i figli a scuola o baciamo la morosa, si trova in aree a rischio di alluvioni, frane, erosione costiera o altre calamità naturali.

Riassumiamo ed incrociamo i dati: 13 case italiane su 100 sono abusive e 90 comuni italiani su 100 sono a rischio se Madre Natura si dovesse incazzare più del dovuto. Ecco, adesso parliamo degli italiani: odiamo le banche ma non ne possiamo fare a meno e siamo cresciuti a pane e mutuo per la casa con companatico di condoni, siamo del tutto immemori e privi, anche quando timonieri, di una visione sistemica che ci faccia coniugare il verbo “prevenire” invece che il più comodo “esprimere viva solidarietà”.

La visione preventiva: mai più spettatori

Di quella visione cioè che non ti fa solo piangere i morti quando arrivano ma magari prevedere cose che i morti li evitino, prevedere ed agire. E soprattutto siamo tutti, insindacabilmente tutti asserragliati in un modello comportamentale per il quale i mali della società sono sempre inferiori in considerazione ai mali del singolo componente della stessa.

Da noi comanda da sempre e senza deroghe “El suo particulare” di Guicciardini e se al concetto ci attacchi casa tua, quella “sudata” rata per rata e mattone per mattone nulla al mondo è più totemico. Non si spiegherebbe altrimenti come solo un mese ed uno sputo fa per le elezioni del 25 settembre gente come il candidato leghista Severino Nappi inondasse la regione più inguaiata d’Italia con manifesti su cui si leggeva: “Condono edilizio per la Campania, subito”. E in chiosa solenne: “Parola mia”.

Due considerazioni non tanto a margine: quello del candidato Nappi è caso scuola sulla più parte del mainstream italiano e non cecchinaggio su un politico che si è ritrovato a dover maledire i suoi slogan; quella è solo sfortuna come quando il giorno dopo che difendi i cani un pitbull ti sbrana la nonna. La seconda: fin quando non ci saranno giudicati che assevereranno un nesso eziologico fra la strage di Ischia e l’illegittimità dei suoi eventuali presupposti di innesco qui si parla di fuffa. Ma è fuffa in punto di diritto, non certo in punto di etica.

Perché a volerla metter giù di lessico morale sono decenni che noi non ci limitiamo a vedere la nostra terra sventrata dai condoni e dalle leggerezze, ma addirittura partecipiamo attivamente a quello scempio. Lo facciamo perché siamo gente di cilicio che piange quando arriva il dolore ma torna serena ed immota quando il dolore è passato. Come il sereno dopo la pioggia che ad Ischia ha portato la morte.