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Cosa dice Facebook alla polizia
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Cosa dice Facebook alla polizia

Gli Stati Uniti hanno bombardato Facebook con richieste per svelare l’identità dei suoi utenti, per motivi di sicurezza o giudiziari, ma anche l’Italia eccelle in questa classifica: secondi in Europa e poco sotto il Regno Unito per numero di richieste. E’ quanto si apprende dal primo “rapporto di trasparenza” pubblicato da Facebook: una pratica già adottata da Twitter e da Google.
Lettura interessante poiché rivela le pressioni di governi e istituzioni sui big della rete, per motivi diversi. Ed è utile soprattutto in questo clima post scandalo intercettazioni della National security agency.
Va detto che questo primo rapporto di Facebook è meno ricco di informazioni rispetto a quelli pubblicati da Twitter e Google e questo la dice lunga sulla difficoltà di essere trasparenti fino in fondo, quando ci sono di mezzo gli interessi nazionali. Soprattutto quelli degli Stati Uniti, dove – non dimentichiamo – tutti questi servizi hanno sede fisica. Il rapporto è vago sui motivi delle richieste, per esempio.

“Nei prossimi report, speriamo di essere in grado di fornire ancora più informazioni a proposito delle richieste che riceviamo da parte delle autorità giudiziarie”, si legge in una nota di Facebook che accompagna il rapporto. Ma soprattutto spicca come, solo per gli Usa, ci sia non un dato preciso bensì una forchetta: hanno mandato 20-21 mila richieste e Facebook ne ha accolte 11-12 mila nei primi mesi del 2013.

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