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Covid e libertà: la mancanza di una comunicazione formale e chiara ha lasciato spazio alla possibilità di poter scegliere arbitrariamente

La restrizione della libertà personale per fronteggiare la pandemia da Covid-19 ha generato una spirale di grande difficoltà psicologica.

covid e libertà

L’emergenza pandemica da Covid-19 ha imposto numerosi limiti alla libertà individuale e collettiva. Le restrizioni, prese per contenere la diffusione del virus, durante quest’anno, non sono sembrate sempre chiare, complice anche una comunicazione, in alcuni momenti, poco comprensibile e che ha contribuito a generare fraintendimenti.

Questo il quadro generale, ma dobbiamo considerare che la privazione stimola la nostra proattività a fare qualcosa. Il nostro cervello funziona per immagini. Le parole influenzano il nostro comportamento. Il NON compiere una determinata azione, per esempio: ‘non uscire’, produrrà la volontà di voler uscire o comunque, attiverà il pensiero di quel determinato atto.

Nel primo lockdown, la paura che la situazione potesse peggiorare, lo spaesamento e l’idea della pericolosità e della mortalità del virus ha condizionato le persone che hanno aderito subito all’appello di restare in casa, in quel momento, si sentivano protette, oltre ad aver sviluppato un forte senso di speranza che nel breve periodo la situazione si sarebbe risolta.

Il secondo lockdown, pur non prevedendo chiusure totali, ha messo a dura prova le persone che sono arrivate ad affrontare quel periodo già provate e disilluse. Inoltre, l’organizzazione delle restrizioni messa in atto dalle istituzioni ha mostrato tutta la sua fragilità che si è espressa anche nella insufficiente attività dei controllo del rispetto delle regole.

Sappiamo che il nostro cervello se messo in condizione di dover affrontare una crisi ha anche estrema necessità di svagarsi, ma restringendo la libertà personale e impedendo alle persone di muoversi, si è automaticamente entrati in una spirale di grande difficoltà psicologica.

L’uomo nasce con due sole paure: la paura dei rumori forti e quella di cadere, tutte le altre paure sono indotte dalla società. Una delle paure più grandi è proprio quella di rimanere fermi in un luogo, senza possibilità di muoversi.

Gli adulti sono veramente autonomi quando nella società esiste un sistema di regole condiviso e riconoscibile, che sia facilmente condizionabile individualmente. Nel momento in cui viviamo un evento pandemico che inevitabilmente mette in discussione tutte le ‘regole del gioco’ che devono essere necessariamente riviste, se non si è creato un livello culturale elevato ed un impianto valoriale condiviso, non sarà possibile gestire i comportamenti delle persone e, le passate consuetudini faranno fatica ad essere abbandonate, anche per un breve periodo.

Durante la pandemia, soprattutto nel periodo di grave emergenza, era necessaria una fase istruente, educativa, un periodo di latenza in cui la fase repressiva doveva necessariamente condizionare il nostro comportamento in modo da facilitare la fase istruente, solo in questo modo sarebbe stato più facile capire ciò che si poteva fare e ciò che non si poteva fare. Purtroppo, invece, la mancanza di comunicazione chiara e formale ha messo le persone nella pericolosa situazione di poter scegliere in funzione delle proprie consuetudini e dei propri vantaggi.

In una società, se un individuo in maniera autonoma decide di bypassare un insieme di norme, deve esistere già a monte un sistema di disincentivo e un insieme di sanzioni, altrimenti, in assenza di questo impianto l’infrazione delle norme diventa la normalità. La prima regola, soprattutto per affrontare una crisi di questa portata, è semplificare il più possibile, anche perché in assenza della semplificazione non si può esercitare a pieno il controllo che in queste condizioni sarebbe auspicabile.

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