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Covid e sanzioni, è il momento di mettere in campo nuove misure di supporto alle imprese

Le aziende non possono essere lasciate da sole, necessitano di efficaci politiche economiche e di una grande attenzione nel sostenere i loro processi produttivi.

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A distanza di due anni dall’avvento del Covid, scoppia la guerra in Ucraina. Per gli Istituti di Credito, imprese e famiglie il credito è uno mezzo imprescindibile per far fronte alle sfide sempre più difficili di contesti nei quali prevale l’insicurezza.

Rispetto a un mese fa lo scenario è certamente cambiato. Si immaginava un quadro positivo, nonostante i rincari dell’energia e delle materie prime. Si prevedeva una ripartenza dopo due anni critici a causa del Covid. Ora invece, con la guerra in corso occorre rivedere le chiavi di lettura di quanto sta accadendo nel mondo.

Il contesto all’interno del quale gli attori del mercato del credito si trovano ad agire è senz’altro dinamico.

Alla tematica di come governare la fase di uscita dalla pandemia e la regolamentazione dopo i provvedimenti emanati durante quel periodo si è sommata la grana dell’incremento delle materie prime ed ora l’aumento dei costi dell’energia che è il primo effetto della guerra in corso. Questa situazione produce danni a livello trasversale, dalla semplice falegnameria, al ristorante ed alle aziende più strutturate.

Occorre modificare radicalmente la politica energetica perchè siamo troppo dipendenti dalla Russia.

L’export verso la Russia vale 7,7 mld di euro a livello nazionale e 1,6 mld di euro per la sola Lombardia. I settori più interessati sono turismo, mobilio, moda e lusso. Poi c’è il settore agricolo: stiamo parlando del granaio d’Europa. Però, anche in questo caso, non si comprende l’aumento dei prezzi delle materie prime agricole, visto che in questo momento si vende il prodotto dello scorso anno.

Gioca evidentemente un ruolo la speculazione.

Per alcuni settori poi più del costo dell’energia a preoccupare sono i rincari dei materiali, dal ferro all’acciaio inox e all’alluminio. Il problema dei rincari infatti non ha solo impatto sui costi aziendali.

Il tema che resta un po’ in ombra è quello degli affidamenti alle aziende; cioè dei fidi commerciali concessi dalle acciaierie alle aziende clienti con merito. Fidi spesso accompagnati da contratti di assicurazione. Tali fidi sono stati definiti quando il prezzo dei materiali era molto più basso e comunque in funzione di un determinato fabbisogno in termini di quantità ed è evidente che ora questa proporzione sia saltata. Ora i pezzi sono raddoppiati e di fatto il valore del fido è dimezzato. In proposito le assicurazioni restano irremovibili e le acciaierie non aumentano di conseguenza i fidi col risultato che solo chi può compra e paga subito. Tra qualche mese poi i finanziamenti garantiti da Sace e MCC giungeranno alla fase di ammortamento e ciò potrebbe creare difficoltà alle aziende finanziate. E tutto ciò senza l’incognita della guerra.

Inoltre le sanzioni imposte alla Russia, nonchè il blocco sia dell’export che dell’import crea un altro indebolimento di numerose imprese e filiere produttive. Aziende ben strutturate che hanno fatto ricorso al credito bancario durante la pandemia e che attualmente si devono di nuovo indebitare o ad avere difficoltà a far fronte ad impegni in corso. Tutto ciò potrebbe poi provocare conseguenze alle banche stesse. È un argomento che si riferisce alla tutela della capacità produttiva del nostro Paese.

Sarebbe opportuno a questo punto mettere in campo nuove misure di supporto alle imprese come per esempio la rinegoziazione dei debito presso la banca con garanzia pubblica a lungo termine e, parallelamente, aiutare le imprese che possono incoraggiare la ripresa, dove il PNRR rappresenta lo strumento più efficace.

E se questo è il contesto ‘cautelativo’ c’è poi di pari passo un altro aspetto più roseo che è quello ripresa: come sostenere le nostre aziende che possono trainare il rilancio? Con l’incremento del costo delle materie prime e del costo dell’energia, potrebbe rivelarsi strategico ripianificare le voci di costo riferibili alla pianificazione delle opere inserite nel Pnrr. I budget dei programmi pianificati nelle scorse settimane con la partenza dei bandi dovranno essere rivisitati adeguandoli casomai per assicurare l’adeguatezza finanziaria di alcuni interventi. Il tutto nel rispetto dei tempi di realizzazione indicati che nel Piano sono imprescindibili. Adesso siamo in una fase di cautela e aspettativa: il ‘timing’ è vitale: quanto dureranno le ostilità tra Russia e Ucraina? Sarà una tragedia momentanea o perdurerà nel tempo? Può sembrare inverosimile ma dipende soprattutto da noi, dalla nostra capacità di opporsi a traumi improvvisi e dalla nostra avvedutezza. Senza tante velleità.

Quello che si può dire è che ci siamo trovati nel giro di un paio d’anni di fronte a due avvenimenti sconvolgenti come la pandemia e la guerra, difficili da prevedere. La politica monetaria da una parte cercherà di rallentare l’inflazione, dall’altra quella di non deprimere i titoli acquistati a suo tempo.

C’è comunque importante fattore di ottimismo che è rappresentato dalla ripresa in atto nel corso del 2021: la proattività delle nostre imprese hanno spinto il Bel Paese un più 6% di Pil, un risultato eccezionale. Segno che il nostro sistema imprenditoriale è estremamente vitale. Ora il conflitto e le misure restrittive adottate dalla Nato mettono a repentaglio alcuni mercati e alcuni settori , ma il nostro tessuto imprenditoriale è composto soprattutto da PMI che vuol dire poter contare su una grande capacità di adattabilità e competenza per reindirizzare le produzioni , i mercati di rifornimento e di sbocco.

Ma le aziende non possono essere lasciate da sole, necessitano di efficaci politiche economiche e di una grande attenzione nel sostenere i loro processi produttivi.

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