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Covid hotel in Norvegia, la testimonianza: “Trattati come bestie, nessun distanziamento”

La notizia la dà Fanpage.it. La sua fonte parla dell'esperienza al Covid hotel Clarion Hotel & Congress Oslo Airport, dopo un viaggio di lavoro in Italia.

Covid hotel Norvegia Clarion Hotel & Congress Oslo Airport

Un racconto da brividi sembrerebbe giungere direttamente da un Covid hospital norvegese. Lo riporta la testata giornalistica online Fanpage.it. A riferirlo al giornale sarebbe una donna norvegese, in stretti rapporti con l’Italia a causa del suo lavoro. Quest’ultima avrebbe alloggiato per la sua quarantena presso il Clarion Hotel & Congress Oslo Airport.

Covid hotel, la storia di Anita

La vicenda di Anita, nome di fantasia, inizia il 13 maggio 2021. La donna norvegese è ritornata a casa da un viaggio di lavoro, avvenuto proprio in Italia. Una volta atterrata in Norvegia, le è stata imposta la quarantena in un Covid hotel.

Ha dovuto osservare questa misura anti-Covid nonostante il suo spostamento avesse una motivazione lavorativa. Ciò è avvenuto a causa di un seccante problema burocratico.

Infatti, non le sono stati accettati dei documenti di autocertificazione perché scritti in lingua italiana.

All’arrivo, le autorità competenti hanno dunque condotto Anita al Clarion Hotel & Congress Oslo Airport. Quest’ultimo, secondo le leggi in vigore in Norvegia, sarebbe stata la sua casa per i successivi 10 giorni.

Covid hotel, la testimonianza

Anita ha raccontato così la sua  esperienza: “Ciò che ho visto all’interno di quell’Hotel mi ha scioccata”.

Poi ha spiegato: “Nessun rispetto del distanziamento sociale, le persone si ammassano nelle scale di servizio troppo strette per garantire il distanziamento, il cibo è immangiabile e venivamo trattati come criminali, non ci era mai concesso di uscire se non per due ore al giorno e solo nel giardino“.

Un altro aspetto sottolineato da Anita, è il numero degli ospiti della struttura. Secondo le sue stesse parole, assieme lei vi erano altri 400 individui. Inoltre, quest’ultimi non erano solo europei. “C’erano persone dall’Iran e da Paesi non europei, circostanza che secondo la normativa norvegese dovrebbe richiedere un livello più alto di allerta“.

Come ha aggiunto Anita, tal precauzioni non sono state adottate. Le persone in quarantena “venivano trattati come pecore“. Inoltre, erano seguiti durante gli spostamenti da delle guardie e non veniva consentita loro neppure una pausa sigaretta. Oltre a tutto ciò, la donna racconta che i dipendenti dell’hotel “lasciavano cibo per terra davanti alle camere“, direttamente sul pavimento.

Tale situazione si è rivelata troppo pesante per Anita. Talmente pesante che l’ha condotta ad una drastica scelta. Al quarto giorno di quarantena, il 17 maggio, se ne è andata dall’edificio.

La donna ha spiegato così la sua decisione: “(Quell’hotel) è un luogo pericoloso, in termini di contagio da Covid-19. Sono una signora di una certa età e oltre ad essermi sentita trattata da criminale, ho avvertito paura per la mia salute“. “Era un incubo“, ha poi aggiunto.

Anita ora si trova nella sua abitazione ad Oslo in quarantena. La decisione di lasciare il Covid hotel potrebbe costarle fino a 2mila euro. La Norvegia ha questa cifra come multa per una simile infrazione. Tuttavia, la signora ha scelto di contestare la sanzione “per vie legali”.

Covid hotel, quello di Anita non è un caso isolato

Quella di Anita, non è l’unica denuncia nei confronti delle pessime condizioni a cui sono sottoposte le persone in quarantena presso il Clarion Hotel & Congress Oslo Airport. A rendere per primo pubblico il problema è stato il giornale norvegese Steigan. Quest’ultimo ha dato spazio a tutta una serie di testimonianze a riguardo provenienti dagli ospiti dello stesso hotel.

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