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Covid, i nuovi dati sul primo contagio retrodatano l’inizio della pandemia in Cina

Covid, i nuovi dati sul primo contagio retrodatano l’inizio della pandemia in Cina: lo spiega il team guidato da David Roberts dell’Università del Kent.

L'inizio della pandemia è da retrodatare

Covid e calendario dei suoi esordi, i nuovi dati sul primo contagio retrodatano l’inizio della pandemia in Cina e suggeriscono come il coronavirus abbia potuto cominciare ben prima ad infettare esseri umani. Qual è il nuovo elemento che spinge verso questa ipotesi peraltro già supportata da altre “novità” trapelate dalla Cina? In preambolo stretto è quello del ritrovamento da parte dello scienziato Usa Bloom di 13 sequenze dei primissimi casi di Covid-19 misteriosamente scomparse.

Quei dati del tutto nuovi rivelano che il Sars-Cov-2 e la sua azione infettiva potrebbero aver esordito molte settimane prima di quanto non indichino i documenti ufficiali inviati da Pechino all’Oms.

Covid, i nuovi dati sul primo contagio: l’inizio fra il 4 ottobre e il 17 novembre 2019

E il calendario figlio di questo nuovo scenario va indietro di un bel po’: la circolazione del covid sarebbe iniziata fra il 4 ottobre ed il 17 novembre del 2019.

In quel range il patogeno avrebbe avuto il suo start di diffusione in Cina, poi avrebbe preso le vie del mondo: in Giappone, il 3 gennaio 2020, in Tailandia, il 7 gennaio, in Spagna il 12 gennaio, in Corea del Sud il 14 gennaio e negli Stati Uniti il 16 gennaio. Ma una scansione temporale così netta non è solo figlia delle scoperte sul cloud di Google di Bloom che tra l’altro sono in pre-print, era già contenuta in uno studio pubblicato su Plos Pathogens e condotto dal team guidato da David Roberts dell’Università del Kent nel Regno Unito.

Covid, i nuovi dati sul primo contagio: ennesima “tana” a Wuhan e Pechino

Insomma, c’è una coralità di letture scientifiche planetarie che dicono che la Cina non ha giocato “pulito” nel dare info al mondo su origine e genesi della pandemia. Il nuovo studio ha un modello di base, quello matematico di scienze della conservazione, chiamato stima lineare ottimale (OLE, Optimal Linear Estimation). Si tratta di un protocollo usato per dedurre le date di estinzione delle specie sulla base dei loro ultimi avvistamenti segnalati.

Ma il modello ha anche applicazioni in archeologia e fenologia, cioè nello studio della pediodicità degli eventi biologici a ciclo. E il dato è netto: la diffusione internazionale dei casi di Covid-19 in oltre 200 Paesi entro l’inizio di maggio 2020 va rivista in quanto a nicchia temporale di origine. Non è solo speculazione scientifica d’accademia, è la prova provata che contro la pandemia ci si sarebbe potuti attrezzare prima e forse meglio.

Covid, i nuovi dati sul primo contagio: entro gennaio 2020 virus già planetario

E il team, che per altre vie è giunto alle stesse deduzioni di un report dei Servizi Usa la spiega bene: “I nostri risultati suggeriscono che il virus è emerso in Cina tra l’inizio di ottobre e la metà di novembre 2019 (la data più probabile è il 17 novembre) e che entro gennaio 2020 si era diffuso a livello globale. Ciò suggerisce una diffusione molto più precoce e rapida di quanto non sia evidente dai casi confermati”. Dunque, quei dati parlano chiaro: il virus avrebbe raggiunto l’Europa il 12 gennaio 2020 ma già il 3 novembre 2019 potrebbe essere stato introdotto in Spagna. Poi a seguire: in Francia tra il 4 e il 19 gennaio 2020, nel Regno Unito il 22 gennaio 2020 (30 dicembre 2019), in Germania il 26 gennaio 2020 (21 gennaio 2020). Poi il virus avrebbe raggiunto Lituania, Monaco, Vaticano e Macedonia, tra il 12 e il 14 febbraio 2020.

Covid, i nuovi dati sul primo contagio: l’Italia non era il paese “bouquet”

E l’Italia, considerata paese “grimaldello” dell’epidemia europea? Noi saremmo “uno dei sei paesi con casi eccezionalmente precoci. Includendo i dati relativi ai casi precoci (quando cioè il 31 gennaio 2020 due turisti cinesi fatti rientrare dal casello di Cassino, nel Frusinate, vennero ricoverati a Roma) il primo caso è stimato al primo gennaio 2020”. Senza questa nicchia di precocità invece il virus da noi non sarebbe circolato fino al range 16/20 febbraio 2020. Sono dati che non puntano specificamente sull’origine del virus, ma sul suo “mestiere”, cioè sull’avvio della sua circolazione. E dicono che circolava molto prima del caso del cosiddetto paziente 1, accertato a Wuhan all’inizio di dicembre.

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