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Covid Israele, perché c’è un’elevata percentuale di ricoverati tra le persone immunizzate?

Il professor Jeffrey Morris ha mostrato come i numeri di Israele sul Covid non sarebbero un dato negativo sul funzionamento dei vaccini.

Vaccino Covid, Israele

Gli ultimi numeri di Israele relativi al Covid-19 mostrano che un buon numero di persone finite in ospedale a causa del virus sono completamente immunizzate. Un dato questo, che è presto diventato un cavallo di battaglia di no-vax o di gente che mette in dubbio l’efficacia del vaccino.

Jeffrey Morris, professore di biostatistica della Scuola di Medicina “Perelman” dell’Università della Pennsylvania (Stati Uniti) ha aiutato a dare una più corretta lettura di tali numeri. Quest’ultimi, in realtà, sembrerebbero mostrare qualcosa di positivo sulla questione vaccini.

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Covid Israele, la lettura dei dati di Jeffrey Morris

Innanzitutto partiamo dai numeri. Il governo israeliano ha riportato che, in data 15 agosto, fra le persone in ospedale a causa del Covid-19, il 60% era già  completamente immunizzato.

A questi individui erano quindi già state somministrate entrambe le dosi del vaccino Comirnaty della Pfizer-BioNTech.

Letto così, questa cifra può risultare fuorviante e anche un po’ allarmante. Il professor Morris, tuttavia, ha affermato che ciò avviene perché manca del tutto di contesto. Secondo sempre il ricercatore, si deve considerare quel 60% come un dato osservativo. Svariati elementi sono in grado di influire su di esso.

Nel suo blog personale, lo scienziato, ha analizzato alcuni di quei fattori.

Un aspetto che porta ad avere tale valore è l’elevata percentuale di vaccinati in Israele.

Si deve poi tenere conto anche del fatto che il numero delle persone immunizzate varia molto tra le diverse fasce d’età. Tra gli anziani è pari al 90%. Invece, arriva solo al 15% tra le persone che hanno meno di 50 anni.

Questo è piuttosto rilevante visto che chi ha meno di 50 ha una probabilità 20 volte inferiore di essere ricoverato.

Inoltre, le persone più vecchie di 90 anni sono 1.600 volte più esposte agli effetti più gravi del Covid se confrontate con i giovani dai 12 ai 15 anni.

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Covid Israele, conclusioni positive sull’efficacia vaccino

Nessun vaccino garantisce una copertura pari al 100%. Di conseguenza, se in un paese, come nel caso di Israele, vi è un alto numero di abitanti vaccinati, non mancheranno i ricoveri anche in quel gruppo di individui, specialmente tra i più vecchi.

Oltre a ciò, è necessario tenere a mente che i più esposti ai sintomi maggiormente debilitanti del Covid sono gli anziani. Si tratta della fascia di popolazione che in Israele ha il numero maggiore di immunizzati. Questi due fattori porterebbero dunque ad un innalzamento della percentuale di ricoverati proprio tra gli immunizzati. 

Il professor Morris ha concluso che, se si considerano tali elementi, il vaccino risulta perfettamente funzionante nei confronti delle manifestazioni più pesanti della malattia. Darebbe, infatti, una copertura compresa fra 85% e il 95% contro quest’ultimi casi.

Covid Israele, le altre osservazioni di Morris

A supporto delle sue osservazioni, lo scienziato ha portato altri numeri e calcoli. Ha ricavato il tasso d’ospedalizzazione prendendo in esame qualsiasi età. Il risultato è che si sono verificati 16,4 ricoveri su 100mila persone non immunizzate. La cifra scende a 5,3 se si considera la parte di popolazione che ha ricevuto entrambe le dosi di siero anti-Covid.

Secondo tali numeri, le persone non vaccinate hanno una probabilità 3,1 volte maggiore di sviluppare una forma grave di Covid. Inoltre, se si guarda la capacità di agire del vaccino contro la malattia, nella sua interezza, si arriverebbe allora ad una percentuale pari al 67,5.

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