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Covid, la prova del nove: tra due settimane vedremo se il vaccino ha funzionato

A metà ottobre si verrà a sapere se la campagna vaccinale anti-Covid sta funzionando veramente. La "prova del nove" del Covid.

Fausto Baldanti

A metà ottobre si verrà a sapere se la campagna vaccinale anti-Covid sta funzionando veramente. La “prova del nove” del Covid. 

Covid, la prova del nove: a metà ottobre nuove risposte importanti

Aspettando metà ottobre, potremo finalmente sapere se la campagna vaccinale contro il Covid sta funzionando veramente. Il professor Fausto Baldanti, responsabile del laboratorio di Virologia Molecolare del policlinico San Matteo di Pavia, la chiama “prova del nove“. Se il vaccino ha realmente funzionato vedremo un calo ulteriore dei contagi. Al contrario, si registrerà un aumento simile a quello dell’anno scorso.

La Fondazione Gimbe, da mesi, sta fotografando l’andamento della pandemia, cosa molto utile.

L’ultimo monitoraggio, al 30 settembre, ha rilevato i dati della settimana dal 22 al 28. Hanno registrato una diminuzione di contagi e decessi. Sono in calo anche gli attualmente positivi, le persone in isolamento domiciliare, i ricoveri con sintomi e le terapie intensive. Non tutte le regioni, però, hanno lo stesso andamento. Nella settimana dal 22 al 28 settembre, in Emilia Romagna e Valle d’Aosta sono aumentati i positivi.

Sono scese a 22 le province con incidenza pari o superiore a 50 casi per 100.000 abitanti. Lieve calo anche per i decessi. A livello nazionale resta basso il tasso di occupazione ospedaliera, anche se con differenze regionali.

Covid, la prova del nove: attesa per metà ottobre

Solo tra due settimane si capirà davvero se il trend continuerà ad essere in discesa. “La premessa è che attualmente il 78,47% degli italiani over 12 ha completato il ciclo vaccinale, mentre l’83,50% ha ricevuto almeno la prima dose (dati ministero della Salute al 30 settembre), vedremo, quindi, se quest’ampia protezione riuscirà a creare attrito all’espandersi del virus.

E lo vedremo subito, a metà ottobre. Perché l’anno scorso il picco dell’ondata si è avuta proprio in quel mese. Ma nel 2020 non eravamo ancora vaccinati. Inoltre, ancora nella primavera scorsa, il tasso di vaccinazione era basso. Siamo alla prova del nove: verificheremo se tutto quello che abbiamo pensato e immaginato avrà un impatto sulla realtà” ha dichiarato Baldanti. La metà di ottobre sarà il riferimento per un motivo ben specifico. Come ha spiegato il professore, lo scorso anno il punto massimo di pandemia si è osservato tra il 15 ottobre e il 15 novembre. “Visto che stiamo parlando di un virus stagionale, complice l’apertura delle scuole, l’intensificazione dei trasporti e la ripresa della vita post-vacanziera, il suo decorso naturale sarebbe replicare il trend del 2020” ha spiegato. “Vediamo che ora i contagi sono contenuti in un range preciso ma, trattandosi di un virus stagionale, potrebbe risvegliarsi in autunno” ha aggiunto. 

Covid, la prova del nove: la variante Delta

I vaccinati sono tanti, ma la variante Delta è molto veloce e aggressiva. “La variante Delta è tuttora quella prevalente. E il tasso di infezione attuale, in un’epoca in cui la vaccinazione avviene parallelamente all’epidemia (mentre in un mondo ideale si dovrebbe vaccinare in un momento di pausa in modo da frenare le ondate successive), riguarda soprattutto persone non vaccinate” ha spiegato il medico. Con la variante Delta il virus funziona e si potrebbe evitare un aumento dei contagi. “La variante Delta in vitro ha la capacità di superare la barriera immunologica, hi è vaccinato con due dosi ha una risposta debole, ma questa mutazione non riesce a prevalere e perciò va a collocarsi nel punto più facile: dove non c’è difesa, ossia colpisce i non vaccinati. Diciamo che le varianti che possono superare la barriera anticorpale lo trovano comunque faticoso, perciò tendono ad andare dove non c’è: sui più fragili e su chi non si è immunizzato” ha spiegato Baldanti. Tra due settimane sapremo se il vaccino ha realmente funzionato. 

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