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Covid, Pregliasco: “Vaccini e variante Omicron? I risultati dei test non sono eccezionali”

Pregliasco parla di Omicron e della protezione dei vaccini covid dalla stessa: "Risultati non eccezionali, ma bene la scarsa sintomatologia".

Covid Pregliasco vaccini Omicron

Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano, ha commentato i i dati relativi all’effivacia dei vaccini covid contro la variante che attualmente desta maggiore preoccupazione, ovvero la Omicron. Il risultato – ha detto Pregliasco – non è certamente eccezionale, però il vaccino mantiene una buona capacità protettiva contro le ospedalizzazioni.

Vediamo il consolidato degli altri studi che arriveranno ma certamente non aiuta sapere che il vaccino, in particolare le due dosi di Pfizer all’esame dello studio, copre al 33%; non aiuta nei confronti di questa quarta ondata in cui siamo ormai immersi”.

Covid, Pregliasco sui vaccini e Omicron

Lo stesso Pregliasco sottolinea però come i casi di Omicron fin qui registrati in realtà siano nella maggior parte dei casi “lievi se non asintomatici”.

Ad impattare sulla situazione pandemica nazionale e non solo è l’alta trasmissibilità della mutazione, che sarebbe 3 volte quella della Delta. “Con Omicron – ha detto il medico – si arriva al dato di trasmissibilità della varicella e del morbillo, mentre con il ceppo di Wuhan avevamo un R0 di 2,5; con delta l’R0 è 5 ed ora con la nuova variante abbiamo un valore di R0 di 12-15, questo è l’elemento che inquieta”.

Covid, Pregliasco commenta i test dei vaccini con Omicron

“Dobbiamo però pensare – ha precisato Pregliasco – che Omicron rappresenta ancora un worst case scenario e qualora la variante diventi prevalente a breve, come ipotizziamo, dobbiamo vedere il bicchiere mezzo pieno: la protezione del 70% contro le ospedalizzazioni è un buon dato e soprattutto non sappiamo come la variante si comporterà di fronte ad una popolazione che ha ricevuto la terza dose”.

Omicron e vaccini covid, Pregliasco commenta i dati

Fattore su cui Pregliasco insiste è poi la scarsa sintomatologia di Omicron, il che potrebbe rappresentare un adattamento positivo del virus. “Ci farà presto perdere le tracce del suo diffondersi – ha detto il virologo – perché diventa più complesso fare un tracciamento quando le persone non rilevano sintomi o disturbi. E questo già lo vediamo dai nuovi casi che emergono anche in Italia: persone che non sono mai state in Sudafrica sono risultate positive. Le chiusure dei confini quindi serviranno a poco. Il destino di questa pandemia è guariti o vaccinati, ma è probabile che lo avremmo tutti nel lungo e medio periodo, del resto gli altri coronavirus si comportano allo stesso modo”.

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