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Crisi: il caso Italia
Economia

Crisi: il caso Italia


La nuova crisi europea è già arrivata in Italia, nonostante le dichiarazioni rassicuranti. I debiti dei privati sono contenuti, ma a guardare gli altri indici c’è poco da sorridere. Crescita nulla, debito spropositato, competitività minima e disoccupazione in aumento portano a non essere ottimisti.

In questi giorni si susseguono invece dichiarazioni palesemente false (“La crisi non ci toccherà”, “Siamo un paese stabile”, “I nostri conti sono sani”) o così evidenti da apparire ridicole (“L’Italia non è nè la Grecia nè l’Irlanda”, “gli altri paesi sono messi molto peggio di noi”).

L’economia italiana non è quella della Grecia, dell’Irlanda o del Portogallo; paesi molto più piccoli che sono messi peggio di noi. Il deficit italiano (5,3% rispetto al PIL) è stato effettivamente più contenuto di quello medio europeo (6,3%), e l’ultima asta di giovedì per vendere Buoni ordinari del tesoro e Certificati di credito del tesoro zero coupon nostrani è stata un mezzo successo.
Ma allora a che servono tutte queste rassicurazioni?

In realtà l’Italia non è così stabile, lo dimostrano l’aumento dei rendimenti sugli stessi Bot e Ctz.

I nostri conti non sono affatto sani, si pensi al debito pubblico, lievitato dal 104% al 120% negli ultimi due anni di gestione Tremonti.

Certo siamo un’economia gigante, dal PIL che vale dieci volte quello irlandese, ma non si capisce perchè questa debba essere una garanzia. Se l’Italia crollasse la sopravivenza dell’euro sarebbe messa in seria discussione, e questo la Germania non può permetterlo. Ma non sarà certo Berlino a portare crescita e competitività al nostro paese, nè le sue banche ci cancelleranno il debito.

Crescita che, anche per l’Italia, non si sa da dove possa arrivare. Le esportazioni sono riprese, eppure il saldo della bilancia commerciale è negativo. I consumi sono al palo e la disoccupazione è sempre più alta. Se anche questi valori fossero migliori, rimarremmo comunque stretti tra una pressione fiscale da record (anche questa perennemente in crescita) e una evasione complessiva da primato internazionale.

La competitività poi è uno di quei temi difficile da affrontare nel paese delle mafie, della corruzione e dei nepotismi.

Servirebbero le giuste privatizzazioni, anche queste al palo, a parte timidi tentennamenti e precipitose scelte drastiche. Del resto il nostro è un paese dal “capitalismo imperfetto”, in cui le conoscenze politiche aiutano più di un bilancio in attivo.

Sul debito estero rimangono i numeri: 1900 miliardi, in crescita, ha oramai superato quello della Germania; più di 30.000 euro di debito a italiano, anziano o neonato; più di 100.000 a nucleo famigliare.
Tremonti vanta come maggior risultato del governo l’aver preservato i conti pubblici; ma per quanto male possano aver fatto gli altri, per quanti complimenti si possa prendere il ministro, i crudi numeri lo smentiscono. Mentre l’Italia, senza una manovra epocale, è bella che cotta.

Daniele De Chiara

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1 Commento su Crisi: il caso Italia

  1. Questa è una fase di emrgenza epocale, altro che crisi, c’è un disastro sociale, persone che hanno perso il lavoro incominciano a prostituirsi.
    L’unica e coraggiosa riforma vitale è quella di distruggere il cancro del SIGNORAGGIO BANCARIO, (altro che federalismo)la sovranità monetaria è dei cittadini (Stato) e no banca Italia SPA (PRIVATA) che ci presta i soldi e dopo pretende l’interesse sui soldi prestati; l’Italia invecchia pensionati che lavorano ancora a scapito dei giovani…
    Quando una banca emette il prestito non stampa gli INTERESSI ed è fisiologico il fallimento/deafult.
    In Cina la Banca Nazionale è un ente pubblico, si stampano soldi per finanziare le loro infrastrutture e non si crea nessuna inflazione…
    Questo modello va importato dalla Cina.
    PROPOSTA: RIPRISTINIAMO LA SOVRANITà MONETARIA, NO AL SIGNORAGGIO DI BANCA ITALIA CHE DEVE RENDERE CONTO AI SUOI AZIONISTI.
    Le banche non si devono fare concorrenza il passato era meglio di oggi e difendiamo i distretti industriali…
    Grazie, distinti saluti
    Maurizio Settembre

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